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27 Apr2024

SIGURNA KUĆA DI MARINA VUJČIĆ

È notte fonda quando la trentasettenne Lada Lončar viene cacciata di casa da suo marito. Non è la prima volta che semivestita si ritrova sullo zerbino davanti al proprio ingresso. Origlia, ma da dietro la porta non si sente arrivare alcun rumore. Mentre, stanca e sfinita dall’ennesimo atto di violenza, se ne sta accovacciata sullo zerbino, l’unico pensiero a mantenerla in vita è quello della fuga il giorno dopo. Pensa a tutto quello che farà al mattino, non appena suo marito se ne andrà all’università, per mettere al sicuro se stessa e la bambina. Questa volta è pronta e decisa a vincere il proprio orgoglio e ad accettare qualsiasi soluzione le venga offerta. Quando la porta finalmente si riapre, lei, sommessa, entra e si dirige verso la cameretta. Si infila nel lettino desiderosa di stringersi alla bambina, di farsi confortare dalla sua vicinanza che in queste condizioni precarie non può che essere momentanea. Lui, ancora più ubriaco di prima, si avvicina al letto, l’afferra per i capelli e la trascina in cucina. La posa sul piano della cucina per un chiarimento rimasto in sospeso. Che l’abbia denunciato ai servizi sociali, è qualcosa che non gli va giù. Chi è lei per valutarlo, per incolparlo, per stabilire quanto lui debba o non debba bere? La prende per le spalle e la scuote. Le mette prima una mano, poi anche l’altra sul collo. La sua stretta è sempre più forte e a lei, in fin di forze, viene quasi più facile abbandonarsi che resistere. In quel momento dalla stanzetta prorompe il pianto della bambina. Lì per lì Lada prova quasi vergogna per aver voluto morire, per aver dimenticato la bambina che ha bisogno di lei, per aver pensato di fuggire dalla vita, qualunque essa sia. Pure lui ha sentito il pianto, ma non allenta la presa. Lada cerca di respingerlo, di svincolarsi per soccorrere la bambina, ma invano. Prova a lanciare un urlo, ma lui le tappa la bocca. Sta ormai per soffocare quando da qualche parte di fianco afferra il coltello da cucina e glielo ficca nel petto. Mentre il corpo di suo marito giace per terra privo di vita, lei incredula fissa le proprie mani insanguinate. Scorre con lo sguardo le varie parti del corpo che un tempo aveva tanto amato: occhi, bocca, piedi, spalle, denti. Ha ucciso invece di finire uccisa. È stata una questione di attimi. Un brevissimo lasso di tempo in cui da vittima si è trasformata in carnefice. La bambina è ormai giunta sulla scena del delitto, che mai potrà dimenticare. È lei la sua unica testimone, dall’epoca prima del fatto. Dopotutto chi altro conosce la sua verità? Chi può testimoniare a suo favore? Cosa sanno gli altri della sua vita una volta chiusa la porta di casa? Mai nessuna prova evidente di violenza, fratture o lividi. E quello che non si vede non conta. Chi, dopotutto, è pronto a credere che suo marito, un uomo colto e gentile con tutti, un professore universitario, possa essere stato così violento? La maggior parte delle persone, siano essi familiari o vicini, si fa ammaliare dall’apparenza, soprattutto quando si tratta di certe classi sociali. La violenza non si addice a un certo status. È più probabile invece che sia la donna la persona problematica, viziata, volubile, stramba.

“La donna è vittima solo se è morta”, scandisce Marina Vujčić nel suo romanzo Sigurna kuća/Casa sicura, storia di una calzante drammaticità che si preoccupa di dare voce a chi non avrebbe mai immaginato né voluto diventare carnefice, ma, per un motivo o altro, lo è diventato. Dal carcere femminile di Požega, dove si conclude e al contempo inizia il racconto di una tragica vicenda familiare, Marina Vujčić fa emergere, tappa dopo tappa, con puntualità e precisione, le dinamiche di un rapporto d’amore patologico tra una donna ingenua e generosa e un uomo abile manipolatore restituendoci una storia di profondo impegno sociale. Nel delineare l’anatomia di un crimine familiare la voce della narratrice si fa comprensiva nei confronti della vittima-carnefice, mentre assume toni polemici e accusatori verso la società, dalla famiglia alle istituzioni e i media, che invece di tutelare spesso alimenta il pregiudizio permettendo al carnefice di perpetuare la propria violenza e alla vittima di ricredersi nonché di sottovalutare la dimensione del proprio sacrificio.

Sigurna kuća è un romanzo che andrebbe letto perché parla di tutti noi e dell’innegabile realtà intorno a noi.

Marina Vujčić (Trogir, 1966) è una scrittrice e drammaturga croata. Ha scritto sette romanzi e numerosi drammi teatrali per i quali ha ricevuto prestigiosi premi. In Italia è uscito il suo Questione di pelle, Bottega Errante Edizioni, 2021.

Sigurna kuća, Marina Vujčić, Fraktura, Zagreb 2024, pp. 207.
Copyright: Fraktura d.o.o.

12 Mar2023

MATER DOLOROSA DI JURICA PAVIČIĆ

Una mattina d'autunno in una fabbrica dismessa nell'ex zona industriale di Spalato viene ritrovato il corpo della diciassettenne Viktorija Zeba. La vittima è figlia unica di una famiglia della Spalato bene. Del caso si occupano l'ispettore Tomaš, già funzionario dell'ex polizia jugoslava, e il giovane Zvone Carev, figlio di un veterano della guerra per l'indipendenza croata. Le prime indagini portano la polizia a concentrarsi su due sospettati, un insegnante già condannato per delitti sessuali sui minori e un ventenne disoccupato, dipendente dalla madre vedova e dalla sorella maggiore; ma solo con la diffusione nei media dell'immagine di alcuni indumenti ritrovati nei pressi del luogo del delitto il caso conoscerà una drammatica svolta.

Dopo il thriller Žena s drugog kata/La donna del secondo piano uscito per i tipi di Profil nel 2015, in Mater dolorosa (Stilus, 2022) Pavičić torna a occuparsi di nuovo di Spalato, città nei cui confronti nutre una curiosità quasi antropologica al punto da farla diventare materia inesauribile delle proprie indagini letterarie, il luogo del delitto per eccellenza. Se nei romanzi precedenti come Pecore di gesso, L'amico della domenica e L'88 minuto, non ancora editi in italiano, il contesto è quello della Spalato bellica, post-bellica e della transizione economica degli anni Novanta, periodo in cui il capoluogo dalmata conosce un progressivo declino con l'inevitabile approfondirsi delle disuguaglianze economiche e sociali, in Mater dolorosa l'autore ci porta in una città post-industriale che, ormai priva del proprio tessuto produttivo, ha scommesso tutto su una fragile economia turistica. Il palcoscenico del nuovo romanzo di Pavičić è dunque la destinazione turistica, l'heritage residence, che, oltre a offrire momenti di svago e piacere a turisti provenienti da ogni parte del mondo, è anche crocevia di profonde tensioni e frustrazioni economiche e sociali da parte di chi l'abita. A interessarlo sono di nuovo i rapporti familiari e le loro dinamiche in un contesto caratterizzato dalla legge del più forte, nonché dal debole ruolo delle istituzioni che, invece di promuovere progresso e trasparenza, sono spesso luoghi permeati da interessi privati.

Con Mater dolorosa Jurica Pavičić non solo si riconferma un abile autore di storie a sfondo criminale, ma il narratore di punta di una società mediterranea grazie al quale Spalato viene definitivamente iscritta sulla mappa delle città letterarie.

Jurica Pavičić (Split, 1965) è giornalista, autore di romanzi e racconti, critico cinematografico e sceneggiatore. Il suo romanzo Acqua rossa pubblicato in Italia da Keller editore nel 2022 ha vinto in Francia numerosi premi riservati alla letteratura poliziesca come il Grand prix de littérature policiere, il Prix Mystère de la critique e il Prix du polar européen.

Per ulteriori informazioni bio-bibliografiche si può consultare il sito dell'autore: Jurica Pavicic « EN.

Mater dolorosa, Jurica Pavičić, Stilus, Zagreb 2022, pp. 335.
Copyright per l'edizione italiana: Jurica Pavičić.

11 Set2022

A TRIESTE CON JURICA PAVIČIĆ E KELLER EDITORE

Giovedì 15 settembre la Libreria Minerva di Trieste ospiterà l'incontro con lo scrittore croato Jurica Pavičić, autore del giallo Acqua rossa pubblicato da Keller Editore lo scorso luglio.
Uscito in Francia nel 2021 con il titolo L'Eau rouge (Agullo Editions, trad. Olivier Lannuzel) il romanzo ha vinto numerosi premi letterari fra cui il Prix Mystère de la critique per il miglior romanzo straniero 2022, il Prix Le Point du Polar Européen 2021, il Grand Prix de Litterature Policière per il miglior romanzo straniero 2021, il Prix Transfuge per il miglior giallo straniero 2021.
Dialogheranno con l'autore l'editore e la traduttrice del romanzo. 
Per ulteriori dettagli sul libro e sull'incontro si prega di consultare il sito di Keller Editore: ACQUA ROSSA, Jurica Pavičić – Keller Editore.

11 Nov2021

MOJA DOTA DI NORA VERDE

Nora Verde, alias Antonela Marušić, (Dubrovnik, 1974) è presente sulla scena culturale croata dagli anni Novanta ed è una delle principali attiviste femministe e autrici di libri sul tema delle minoranze di genere. Nel suo ultimo romanzo Moja dota/La mia dote uscito recentemente per i tipi di Oceanmore di Zagabria l'autrice si cala nelle vesti della bambina Nela per raccontare le vicissitudini e le battaglie di chi sin dall'infanzia si sente e percepisce diverso, ovvero non conforme alla maggioranza, sia nell'ambito famigliare che in quello pubblico e sociale.
Il romanzo prende avvio all'inizio degli anni Ottanta in una Croazia ancora parte della Jugoslavia comunista, paese investito sempre più da uno stile di vita tipicamente occidentale e consumista. Settimane bianche, viaggi, regali e cene al ristorante sono privilegi dei più benestanti, dei quali i genitori divorziati di Nela, la madre lavoratrice e il padre alcolizzato e buono a nulla, non fanno parte. Il massimo a cui Nela può aspirare per la sua impeccabile pagella a fine anno scolastico sono due libri dell'amata collana Scoiattolo, o un paio di vestitini che comunque non ama portare. L'epicentro geografico del racconto è Vela Luka sull'isola di Korčula, il luogo di origine della famiglia materna nonché il paese dove la bambina trascorre le estati ospite della nonna. Nel 1981, l'anno con cui si apre la storia, Nela, bambina di sette anni, è abbastanza grande per intraprendere da sola il viaggio verso una delle isole più distanti della Dalmazia centrale. Il tragitto in nave in mezzo a isolani chiassosi e turisti italiani e tedeschi è insieme stimolante e frustrante per la bambina timida e curiosa della varia umanità dalle cui borse spuntano cose stuzzichevoli e mai viste. Una volta sull'isola, tra i campi e la casa della nonna, Nela si fa prendere dall'eccitazione della scoperta, ma anche dalla frustrazione del confronto con un mondo a cui seppur legata sente di non appartenere. <<Di chi sei piccola?>> le chiedono a volte gli isolani, non appena si affaccia fuori dal cortile, alludendo alla sua parlata non proprio locale e, forse, a qualcos'altro. “Già, di chi sei?” sembrano chiedersi i suoi stessi famigliari, in primis la madre, quando la bambina imbronciata accoglie le bambole dalle braccia delle sue amiche. Se da una parte Nela beneficia delle attenzioni e della saggezza della nonna, dall'altra si attira le avversioni dello zio, un uomo rozzo e autoritario, che d'estate per via del lavoro si divide tra la casa della madre e quella di famiglia in un paesino all'interno dell'isola. A volte basta un cucchiaio fuori luogo sulla tavola apparecchiata o la vista di un fumetto nelle mani della bambina perché lo zio adirato sfili fuori la cintura e si scagli contro di lei. In quei momenti Nela si ritira sotto un tavolo e piange arrabbiata, ma dentro di sé si promette che un giorno si vendicherà per iscritto. Le pomate della nonna sono utili a far passare il bruciore delle chiazze rosse sulle gambe, ma non a dare sollievo alle ferite dello spirito il cui unico rimedio è nei "libri di tristi e infelici". Ogni estate viaggiano con lei nella valigia tomi di classici locali e stranieri che "anche se non capisco leggo e rileggo fino a quando non trovo un accesso al mio mondo". Nela appunta non solo ciò che legge nei libri, ma anche ciò che le racconta la nonna. È affascinata dalle donne audaci che prendono la vita di petto, pronte a sacrificarsi anima e corpo per ciò in cui credono. La figura centrale in questo senso è quella della nonna che nel 1944 in seguito alla capitolazione italiana e prima dell'arrivo dei tedeschi trova il coraggio di attraversare con due figli piccoli il Mediterraneo per rifugiarsi nel campo profughi di El Shatt in Egitto. Ma anche e forse soprattutto quella della partigiana Bruna, di madre italiana e padre croato, di cui la bambina scopre che fu tra le prime a prendere il fucile e che non si è mai sposata. Nela ne imita l'aspetto immortalato su una fotografia in bianco e nero dopo averla recuperata in una scatola dell'armadio dove è solita frugare di nascosto.
La ricerca identitaria di Nela non procede solo attraverso l'imitazione delle gesta, ma anche attraverso l'individuazione di una voce e una lingua propria. "Quando parlo con me stessa sono un maschio..." afferma la bambina la cui parlata oscilla tra una lingua insulare, “quella deformata” come lei la definisce, ricca di parole di origine italiana sedimentatesi nell'idioma locale all'epoca della dominazione della Repubblica di Venezia, e quella sua, vera “dei libri”.

Moja dota/La mia dote è un romanzo dolce e denso come la salsa di pomodoro che la nonna mischia e rimischia attenta a non farla attaccare al fondo della pentola, un intreccio di ricordi che l'autrice si porta dietro negli anni quale lascito più prezioso, la sua dota per l'appunto, delle ormai lontane estati sull'isola.

Nora Verde è lo pseudonimo di Antonela Marušić, autrice di racconti e romanzi fra cui si segnalano “Posudi mi smajl/Prestami uno smile”, “Do isteka zaliha/Fino all'esaurimento scorte”, “O ljubavi, batinama i revoluciji”/Dell'amore, delle botte e della rivoluzione”. È una delle iniziatrici del portale femminista Vox Femminae. Collabora con diversi portali croati e della regione ex jugoslava il cui focus è sulla cultura indipendente, media, letteratura, musica e diritti umani. È membro dell'Associazione croata degli scrittori e dell'Associazione degli artisti indipendenti.

Moja dota, Nora Verde, Oceanmore, Zagreb, 2021, pp. 174.
Copyright edizioni estere: Nora Verde.

 

06 Set2021

SUSJED/IL VICINO, UN ROMANZO DI MARINA VUJČIĆ

È da un po’ di tempo che rifletto su quello che diceva Magda quando eravamo ancora amiche, che alle persone succede quello che si immaginano succeda loro. Che con i pensieri producono il loro futuro. Non saprei come spiegarti, ma è come se tutto quello in cui credi e dici si trasformasse in realtà.

Katarina Bauković, trentasettenne impiegata all’ufficio di collocamento, vive un’esistenza piuttosto banale tra casa e lavoro. Ogniqualvolta si ritrova da sola nell’appartamento in affitto, i suoi pensieri vanno al vicino del secondo piano che tutte le mattine alla stessa ora incrocia e saluta sulle scale. È proprio questa coincidenza nell’uscire di casa alla stessa ora a farle credere che tra lei e lo sconosciuto, pressappoco suo coetaneo e a quanto pare single come lei, potrebbe nascere qualcosa. Katarina, però, non ha il coraggio di andare oltre il semplice saluto mattutino e, nell’attesa che sia l’altro a fare il primo passo, inizia a corteggiarlo depositando davanti alla porta di lui pietanze accuratamente selezionate e cucinate. L’approccio sembra funzionare poiché di volta in volta Katarina ritrova il contenitore vuoto e pulito esattamente dove l’ha lasciato, chiaro segnale per lei di apprezzamento e di incoraggiamento a perseverare in tal senso. Un giorno, però, l’illusione della possibile nascita di un rapporto viene improvvisamente stroncata dalla comparsa di una donna a fianco dell’uomo desiderato. L’esistenza di un’altra, che fino a quel punto aveva solo vagamente immaginato ma mai accettato come possibilità concreta, fa scattare in Katarina un profondo sentimento di rabbia repressa che di lì a poco si trasformerà in vendetta, non solo nei confronti dell’uomo dei suoi sogni, ma anche di tutti i familiari, amici ed ex compagni da cui di volta in volta si è sentita tradita, ignorata e respinta. L’ira dissepolta di Katarina non farà a pezzi nessuno se non il suo vecchio “io”, aiutandola a trovare fiducia in se stessa, presupposto indispensabile per perseguire ciò che profondamente desidera.

Susjed/Il vicino di Marina Vujčić, un romanzo pieno di ingegnosi colpi di scena, è una lettura interessante perché mette a fuoco il fragile equilibrio tra finzione e realtà nonché il potere dell’immaginazione nelle nostre vite, sia nel bene che nel male.

Nel 2015 Susjed/Il vicino si è aggiudicato il premio V.B.Z. e TISAKmedija per la migliore opera inedita e ad oggi, con circa 10.000 copie vendute, è uno dei romanzi più letti e amati dai lettori croati. Nel 2019 ne è stato fatto un adattamento per il teatro EXIT a cura di Vesna Tominac Matačić e con la regia di Janez Vajavec.

Marina Vujčić, nata Ciciliani a Trogir nel 1966, è una delle maggiori autrici croate. Ha scritto sei romanzi, di cui uno in collaborazione con il giornalista e autore Ivica Ivanišević, e la raccolta di drammi Umri ženski/Muori da donna. I suoi drammi Umri ženski/Muori da donna e Podmornica/Sottomarino sono stati premiati con il prestigioso premio Marin Držić.

Susjed, Marina Vujčić, V.B.Z., Zagreb, 2015, pp. 181.
Copyright per le edizioni estere: Marina Vujčić & V.B.Z. d.o.o.

 

02 Lug2021

PRIX LE POINT DU POLAR EUROPÉEN 2021 A JURICA PAVIČIĆ PER IL GIALLO CRVENA VODA

Il giallo Crvena voda/Acqua rossa di Jurica Pavičić, autore e giornalista croato, è stato insignito del premio letterario Le Point du Polar européen 2021, riconoscimento che dal 2003 viene assegnato al miglior romanzo d'indagine – thriller, noir – di autori europei di lingua francese o tradotti in francese.
Crvena voda o L'eau rouge (trad. Olivier Lannuzel), è stato pubblicato, nella biblioteca Noir, da Agullo Éditions, casa editrice impegnata nella scoperta e valorizzazione di autori appartenenti a zone linguistiche meno conosciute dal pubblico francese. La cerimonia della premiazione si è svolta all'interno del Festival Quais du polar di Lione che quest'anno si tiene dall'1 al 5 luglio.
A darne notizia sono stati numerosi giornali sia in patria che in Francia tra cui Le Monde, La Liberation, Le Figaro. "Ne sono felice“, ha commentato Jurica Pavičić per Jutarnji list. "Fa piacere che sia stata premiata un'opera proveniente da una lingua poco conosciuta, che abbia avuto visibilità“.
Crvena voda – come ha ricordato Adriana Piteša, editor di Profil, casa editrice di Zagabria che ha pubblicato il romanzo nel 2017 – non è solo un intrigante thriller, ma anche il ritratto di una società, quella croata, in un ampio arco di tempo. L'ottima ricezione da parte del pubblico e della critica d'oltreconfine è un'ulteriore conferma del valore di questo romanzo che in Croazia ha raggiunto lo status di vero e proprio bestseller.

Tantissimi complimenti a Jurica Pavičić con l'augurio di rivederci presto in Italia e che questo riconoscimento d'oltreconfine sia solo il primo di una lunga serie!

15 Mar2021

AL VIA LE RIPRESE DELLA SERIE TELEVISIVA ŠUTNJA TRATTA DALLA TRILOGIA CRIMINALE DI DRAGO HEDL

A Zagabria sono appena iniziate le riprese della serie televisiva Šutnja/Silenzio tratta dalla trilogia criminale di Drago Hedl, pluripremiato autore e giornalista investigativo croato, i cui volumi Silenzio elettorale e Il segreto di Maša sono stati pubblicati in Italia da Marsilio. Si tratta di un progetto internazionale della casa di produzione zagabrese Drugi Plan che vede coinvolti partner russi, ucraini e tedeschi fra cui la filiale tedesca di Warner Bros. La prima stagione della serie di sei puntate, interpretata dai migliori attori croati e ucraini, sarà disponibile su Netflix dal prossimo autunno.
L'idea del progetto è nata nel 2014 dopo la pubblicazione in Croazia del primo romanzo Izborna šutnja/Silenzio elettorale. È una storia difficile che merita di essere diffusa, ha affermato al Večernji list Nebojša Taraba, codirettore produttivo di Drugi Plan e grande estimatore di Drago Hedl, la cui indagine sulla prostituzione minorile in un orfanotrofio di Osijek condotta nel 2009 ha scosso l'opinione pubblica, ma, come spesso succede in questi casi, non ha portato alla condanna dei colpevoli ed è finita nel dimenticatoio. Il nostro obiettivo, ha dichiarato Taraba, è esattamente quello di Hedl, ovvero strappare all'oblio una storia di abuso del potere politico ed economico e vendicare quelle ragazze che dopo essere state sfruttate sessualmente non hanno avuto giustizia da parte delle autorità. Portare sul grande schermo una fiction ispirata a una storia di prostituzione minorile di Osijek significa cercare giustizia non solo per quel gruppo di persone socialmente vulnerabili, ma per tutte le vittime di abusi sessuali, di violenza e di traffici di esseri umani che soprattutto ora, nel mezzo di una crisi economica globale, stanno registrando un trend di forte crescita. Il nostro desiderio, ha detto Taraba, è raccontare una storia emozionante e coinvolgente per stimolare le persone a riflettere sul problema che nonostante tutto appare ancora trascurato.
Dopo Zagabria, il 30 marzo le riprese si sposteranno a Osijek, l'epicentro della vicenda, e termineranno a metà maggio a Kiev, dove si conclude la terza e ultima parte della trilogia Kijevska piletina/Pollo alla Kiev.

Foto: Autori TV hita Novine počinju snimanje visokobudžetne serije prema romanima Drage Hedla | Telegram.hr

10 Mar2021

LEGGERE, SCRIVERE, CURARSI

L'11 marzo ricorre la giornata mondiale del rene, una ricorrenza importante, eppure scommetto sentita da pochi che non siano direttamente coinvolti come pazienti, famigliari o personale medico.
A essere sincera nemmeno io me ne sarei ricordata se non fosse stato per Slavenka Drakulić, autrice e giornalista croata, che in questi giorni della pandemia Covid-19 è tornata sui social e sulla stampa nazionale a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dei pazienti affetti da malattie renali, esperienza che ha segnato in maniera profonda anche la sua vita e alla quale ha dedicato diversi libri.
“Avevo ventisette o ventotto anni quando mi è stata diagnosticata una malattia congenita ai reni”, ricorda la Drakulić ripercorrendo per l'occasione i momenti più drammatici della propria esistenza segnati dalla paura della morte e dall'incertezza per il futuro appeso alla speranza di potersi sottoporre al trapianto dell'organo, un intervento difficile e dall'esito altrettanto incerto. Di questa traumatica esperienza della scrittrice ne è testimonianza Hologrami straha/Ologrammi di paura, un romanzo cupo e difficile che lessi ancora da liceale, all'inizio degli anni Novanta, più per sfida adolescenziale che per un vero interesse verso l'argomento. Hologrami straha è stato tradotto negli Stati Uniti dove all'autrice era stato trapiantato il rene di una persona deceduta che, sebbene le prolungò la vita di ben quattordici anni, non segnò la fine alle sue sofferenze. Nel 2000, dopo diversi anni di dialisi, la Drakulić ebbe la fortuna di ricevere un secondo rene, questa volta da una donatrice vivente anonima, esperienza di cui racconta nel bellissimo libro reportage Tijelo njenog tijela, priče o dobroti/Carne della sua carne, storie di bontà.
Oggi dopo più di trent'anni dalla scoperta della malattia e due trapianti Slavenka Drakulić continua a scrivere e a far sentire la propria voce.
Quando anni fa dopo aver letto Tijelo njenog tijela espressi all'autrice il mio apprezzamento per il testo, la sua prima reazione fu: “E tu, doneresti un tuo rene?” Non so ancora dare una risposta a questa domanda, anche se so che è giusta perché mette alla prova il livello del mio effettivo apprezzamento del libro e il mio rapporto con l'altro.

Hologrami straha, Grafički zavod Hrvatske, Zagreb, 1987, pp 218.
Tijelo njenog tijela, Jutarnji list, Zagreb, 2006, pp. 140

Copyright foto: Delo, Slovenia

Contatto autrice: Slavenka Drakulić (slavenkadrakulic.com)

17 Gen2021

I GIALLI DI DRAGO HEDL DIVENTANO UNA SERIE TELEVISIVA

A metà marzo partono le riprese della tanto attesa serie televisiva Šutnja/Silenzio, tratta dalla trilogia criminale di Drago Hedl, scrittore e giornalista investigativo croato edito in Italia da Marsilio. La notizia arriva fresca dalla Croazia, l'ha annunciata il principale quotidiano nazionale, Jutarnji List, in occasione di una recente intervista a Nebojša Taraba, direttore di Drugi Plan, casa di produzione cinematografica con sede a Zagabria, fra i cui più recenti progetti c'è anche la fiction Novine distribuita con successo su Netflix.
Quanto a Šutnja/Silenzio si tratta di un progetto internazionale, afferma Taraba, una coproduzione croata, russa, tedesca e ucraina. Il casting è già pronto e annovera alcuni dei migliori attori croati e ucraini. Le riprese inizieranno a Osijek, il capoluogo della Slavonia, che fa da cornice ai primi due volumi della trilogia, Silenzio elettorale e Il segreto di Maša, e proseguiranno a Kiev in Ucraina, dove è ambientato il terzo e ultimo volume, Kijevska piletina/Pollo alla Kiev.
Parlando del progetto in atto, Taraba ha ricordato l'origine giornalistica della fiction di Drago Hedl, che nel 2009 lavorando per Jutarnji List aveva portato alla luce il coinvolgimento di alcuni importanti politici croati in un giro di prostituzione minorile nella città di Osijek. Nonostante il suo reportage avesse suscitato grande scalpore nei media, la vicenda non ha mai avuto un concreto epilogo giudiziario, ragione per cui Hedl ha deciso di scrivere una fiction affinché fossero i suoi eroi letterari, l'ispettore Vladimir Kovač e il giornalista Stribor Kralj, a fare finalmente giustizia.

Fonte: Jutarnji list - Taraba: ‘Snimamo ekranizaciju priče koju je otkrio Jutarnji list. Imamo sjajnu glumačku ekipu‘

Silenzio elettorale, Drago Hedl, Marsilio, Venezia, 2017
Silenzio elettorale, Drago Hedl, GEDI, Roma, 2018
Il segreto di Maša, Drago Hedl, Marsilio, Venezia, 2019

Kijevska piletina, Drago Hedl, Ljevak, Zagreb, 2019, pp. 371.
Copyright: Drago Hedl

12 Dic2020

SINOVI, KĆERI/FIGLI, FIGLIE, IL NUOVO ROMANZO DI IVANA BODROŽIĆ

Quest'autunno la produzione letteraria croata, nonostante il disagio della pandemia Covid, ci ha regalato alcuni bei titoli fra i quali spicca il romanzo di Ivana Bodrožić, Sinovi, kćeri/Figli, figlie (Hermes naklada, Zagreb), autrice già nota al pubblico italiano per il suo Hotel Tito, edito da Sellerio nel 2019. In questo nuovo romanzo, aclamatissimo per il suo stile virtuoso, l'autrice si confronta con un tema caldo e sempre attuale, quello della libertà e dell'autodeterminazione individuale, restituendoci una storia di vita e di amore contemporanea, tanto delicata, quanto drammatica.
Il romanzo si sviluppa intorno alle vicende di un rapporto di coppia omosessuale che fatica a sopravvivere nella propria diversità in un contesto sociale retrivo e ostile.
Dorian, uomo in un corpo di donna, sottopostosi da poco a un intervento chirurgico per completare la propria trasformazione d'identità, è causa di scontro e di malessere tra Lucija, la sua compagna, scissa tra il proprio bisogno di emancipazione e le aspettative altrui, e la madre di lei, cresciuta e vissuta in un ambiente patriarcale che sin dalla giovane età le ha imposto ruoli ben precisi precludendole a priori la possibilità di scegliere. La tensione nella coppia sfocia in tragedia a causa di un incidente stradale in seguito al quale Lucija sopravvive, ma rimane completamente paralizzata. Ancorata al letto d'ospedale con la sindrome locked-in Lucija è in grado di capire e di recepire informazioni, ma non di reagire agli stimoli esterni se non con il movimento verticale dei globi oculari. In questa condizione di totale immobilità e impotenza non le resta altro che prendere atto di cosa significhi essere prigionieri del proprio corpo e degli altri, subire la volontà e i desideri altrui. Il suo monologo interiore, con il quale il libro si apre, si ricollega a quello di Dorian e infine a quello della madre, che nel capitolo finale del romanzo ci restituisce uno straordinario resoconto della propria vita segnata da ruoli e doveri imposti dagli altri.
Il romanzo Sinovi, kćeri, una storia a più voci, è un appello dell'autrice a essere coraggiosi e a non smettere mai di cercare una soluzione ai propri disagi esistenziali, a farsi portavoci della propria diversità, l'unico modo per non cadere vittime delle proprie frustrazioni e soprattutto delle strumentalizzazioni altrui, come spesso accade sia nell'ambito pubblico che privato. L'autrice attraverso la voce di Lucija ci invita a non essere come Tomislav, fratello della giovane donna ormai paralizzata, uno dei tanti prigionieri della nostra epoca, che non potendo svolgere un ruolo diverso da quello socialmente e culturalmente ereditato, trova facile e comodo, per non dire rassicurante, schierarsi con la maggioranza che se la prende con i diversi da sé, siano essi turisti cechi o omosessuali. Più che correggere se stessi, nota l'autrice, si aspira a correggere gli altri, una prassi nota, ma pericolosissima poiché "è lunga la storia dei tentativi di correzione dei non conformi alla maggioranza; una storia di forche di legno, di macchine per le tortura, di campi di concentramento, di camere a gas, di marginalizzazioni. Una storia ricca e varia, ma sempre e ovunque la stessa".

Sinovi, kćeri di Ivana Bodrožić è un romanzo profondo e necessario che coinvolge e turba il lettore ma al contempo lo incoraggia a non fuggire mai da se stesso.

Sinovi, kćeri, Ivana Bodrožić, Hermes naklada, Zagreb, 2020, pp. 264
Contatto per diritti d'autore: Corto Literary Zagreb: Contact | Corto Literary Agency

Copyright foto: Siniša Sunara

 

 

26 Mag2020

POŠTOVANI KUKCI I DRUGE JEZIVE PRIČE/GENTILI INSETTI E ALTRE SPAVENTOSE STORIE DI MAŠA KOLANOVIĆ

"Butterò via tutto questo legno massiccio e l'ingombrante divano letto, mi libererò per sempre di mobili e tavolini scuri. Voglio diventare grigia, leggera e moderna come la Scandinavia" si promette una delle protagoniste della raccolta di racconti Poštovani kukci i druge jezive priče/Gentili insetti e altre spaventose storie di Maša Kolanović, libro pieno di arguzia e intelligenza sulle gioie e i dolori del popolo dei consumatori globali. Una volta ritrovatasi fra i reparti del centro Ikea di Zagabria il desiderio della donna di evadere dalla propria realtà segnata da traumi di guerra, transizione, malattie e morti, è tale da spingerla persino a sbarazzarsi del proprio cellulare nascondendolo in uno dei mobili esposti, gesto per il quale verrà temporaneamente accusata di tentato attacco terroristico. Non meno inquietante è la vicenda di una giovane donna che per evadere dalla propria condizione di malata terminale si lancia su ebay nell'acquisto sfrenato di vestiti stravaganti che mai indosserà, ma che sul momento hanno il potere di consolarla e di farla sentire viva più di quanto riescano i suoi stessi familiari.
Nei racconti della Kolanović il consumismo è l'àncora di salvezza, la promessa di una vita migliore, ma anche condanna, tomba. Lo sanno bene gli abitanti dei centri storici in cui si vive "seppelliti dai turisti", ma anche i genitori e i nonni che compensano la loro assenza, il loro non esserci, con l'acquisto di giocattoli fino a quando l'illusione del tempo guadagnato non gli si ritorce contro. "Cosa sarà di noi, sopravviveremo come genitori, come coppia, o finiremo per consumarci come una candela qui di fronte a nostra figlia, in questo soggiorno che non abbiamo ancora finito di pagare?", si chiede disperata la mamma di Silvija, costretta insieme al marito a costruire bambole simili a quelle sopravvissute al disastro nucleare di Chernobyl, giocattoli che la figlia ha visto in un documentario in televisione e di cui non può più fare a meno. A quanto pare nessuno nei racconti di Maša Kolanović riesce a fare a meno di produrre e consumare illusioni, anche quando la promessa di una vita migliore si trasforma in un incubo, inquietante come gli scarafaggi di notte, che scacciati dal loro habitat naturale per colpa di qualche nuovo centro commerciale, continuano a sfidarci negli angoli più bui del nostro spazio vitale.  
 
Maša Kolanović (Zagabria, 1979) è scrittrice e studiosa di letteratura e di cultura pop, nonché docente alla facoltà di croatistica all'Università di Zagabria. È autrice di Sloboština Barbie (VBZ, 2008), una graphic novel sull'infanzia in un quartiere di Zagabria all'epoca della guerra nell'ex Jugoslavia. Poštovani kukci i druge jezive priče/Gentili insetti e altre spaventose storie ha ricevuto il premio dei lettori dell'ultima Fiera del Libro di Pola, Libar za vajk, nonchè il prestigioso premio letterario dell'Unione europea EU Prize for Literature 2020.
Per ulteriori informazioni sulle motivazioni dell'attribuzione dell'EU Prize for Literature 2020 si può consultare il seguente link: https://www.euprizeliterature.eu/news/european-union-prize-literature-announces-2020-laureates

Poštovani kukci i druge jezive priče, Profil, Zagreb, 2019, pp. 211. Copyright edizioni estere Maša Kolanović.
24 Mag2020

IN RICORDO DI BEKIM SEJRANOVIĆ

è scomparso a soli 48 anni Bekim Sejranović, scrittore e traduttore bosniaco-erzegovese, autore di  racconti e romanzi fra cui Nigdje, niotkuda/Da nessuna parte, da nessun dove, Ljepši kraj/Una fine più felice, Tvoj sin Huckleberry Finn/Tuo figlio Huckelberry Finn. 
Gli amici e i colleghi dell'ambiente culturale croato lo hanno ricordato come uno scrittore autentico, capace di svelare a fondo e senza pietà le proprie debolezze e paure.
Dispiace moltissimo pensare che mai arriveremo a festeggiare insieme la traduzione in italiano del suo romanzo Nigdje, niotkuda, come Bekim si era augurato in uno scambio di email qualche anno fa.
Nigdje, niotkuda, un romanzo sullo sradicamento e la solitudine, si snoda dalla nativa Bosnia fino alla Norvegia, paese nel quale Sejranović fu costretto a rifugiarsi in seguito allo scoppio della guerra in Jugoslavia. Nel 2009 Nigdje, niotkuda gli valse il premio Meša Selimović, riconoscimento che lo incoraggiò a proseguire nell'attività di scrittura.
Qui di seguito, in ricordo di Bekim Sejranović, riproduciamo un breve brano di Nigdje, niotkuda.

<<Non ricordo quando vidi zio Alija per la prima volta, ma ricordo bene che ogni autunno ci aiutava a trasportare il carbone. Con l’avvicinarsi dell’autunno il nonno ordinava cinque tonnellate di carbone per la stufa Kreka Weso. Il camion entrava a malapena nella nostra strada e si fermava davanti al cancello. A quel punto arrivava zio Alija e si metteva a scaricare il carbone nella cantina.
Non gli piaceva farsi aiutare da me e dopo un po’ pure io mi stufavo. Una volta ebbi l’idea di trasportare il carbone con la mia Mercedes giocattolo.
“Che peccato sporcare quel macchinone” disse Alija quasi dispiaciuto, ma io feci finta di niente visto che in realtà era solo una scusa per togliermi di mezzo. Dopo aver caricato un secchio pieno di carbone sul sedile accanto al pilota, spinsi un po’ la macchina e saltai dentro. La cosa più difficile era voltare a novanta gradi verso la cantina, a metà pendenza. Una volta la Mercedes si capovolse insieme al secchio e io mi ferii alle ginocchia e al gomito. Mia nonna corse fuori di casa e si mise a sgridarmi per tutta quella sporcizia in cortile.
“Non te l’ho sporcato io, ma zio Alija” ribattei. Lei mi guardò adirata e rientrò in casa, senza darmi una sculacciata, né controllarmi le ferite. Alija continuò a portare dentro il carbone facendo finta di non vedermi.
L’altra cosa divertente era cercare fili di ferro. Nel carbone si trovavano sempre tanti fili di ferro colorati con i quali fare le fionde. I fili più grossi venivano usati per l’impugnatura e i due rami alle cui estremità si fissavano degli elastici sottili ricavati dalle mutande femminili. I proiettili a forma di lettera U si ottenevano piegando i fili di ferro più sottili. Le fionde del genere non andavano bene per fracassare una finestra o rompere la testa a qualcuno. Per questo tipo di cose ci volevano delle fionde vere, quelle di legno con in mezzo la gomma di bicicletta. Le fionde fatte con fili di ferro sottili erano ideali per stuzzicare le ragazze in pantaloni attillati. Ci dicevano che con un colpo di fionda potevamo cavare un occhio a qualcuno, ma nessuno si preoccupava se era un piccione a finire secco.
“Ehi bambini, sapete perché il carbone è pieno di fili?“ ci chiese Alija una volta caricando il carbone nel carrello.
Poiché nessuno rispose, Alija fece una pausa, si sfilò i guanti e si arrotolò una sigaretta. Si sedette su una pietra e ci raccontò come nelle miniere si minava con l’aiuto dei fili di ferro.
“Devi solo vedere quando le pietre e la terra saltano in aria e volano tutt’intorno a te” disse alla fine Alija gettando via il mozzicone di sigaretta.
“Come fai a saperlo, l’hai visto?”
Alija non rispose, ma continuò a lavorare caricando della carbonella su una paletta.
“Ti hanno fatto saltare la gamba con una mina, è per questo che zoppichi?”
“Ma tu non te ne stai mai tranquillo?” mi disse.>>
 
Nigdje, niotkuda, Profil, Zagreb, 2008, pp. 251. Copyright Sandorf www.sandorf.hr
18 Mag2020

IN RICORDO DI DUŠKO KEČKEMET

Il 12 maggio è venuto a mancare a Spalato Duško Kečkemet, storico e storico dell'arte, personalità di spicco della cultura dalmata e croata. Nato a Supetar sull'isola di Brač/Brazza nel 1923, Kečkemet, come ha notato Jurica Pavičić in un suo articolo su Jutarnji list, verrà ricordato non solo come un intellettuale poliedrico, autore di decine di libri, ma anche come un instancabile e appassionato difensore dell'identità urbanistica di Spalato, il cui patrimonio ambientale e architettonico è stato spesso oggetto di deturpazioni e devastazioni, dovute a sbagliate scelte politiche e a speculazioni economiche. Oltre a essere stato dirigente di importanti istituzioni culturali come il Museo civico della città e la Galleria Meštrović, Kečkemet, uomo di un'incredibile energia intellettuale e di grande capacità di lavoro, ha pubblicato nel corso della sua lunga vita una cinquantina di libri e centinaia di saggi scientifici. Fra questi vanno ricordati in particolare i volumi dedicati a Ivan Meštrović, scultore croato di fama internazionale, nonché la monografia su Antonio Bajamonti, politico autonomista e podestà di Spalato nel periodo asburgico dal 1860 al 1880, meritevole per avere dato un importante contributo alla modernizzazione e allo sviluppo della città dalmata.

16 Mag2020

CONFERITO IL PREMIO INTERNAZIONALE STEFAN HEYM A SLAVENKA DRAKULIĆ

Quest'anno il premio internazionale Stefan Heym è stato assegnato congiuntamente a Slavenka Drakulić, giornalista e scrittrice croata, e a Richard Swartz, giornalista e scrittore svedese, quale riconoscimento ad “autori le cui opere rappresentano un'espressione di protesta contro l'amnesia collettiva e un punto di riferimento nella comprensione e nella riconciliazione interculturale”.
“Slavenka Drakulić e Richard Swartz sono voci europee nel miglior senso del termine”, si legge nella motivazione del premio del comitato selezionatore, poiché “le loro opere, attraverso storie di destini individuali, toccano grandi questioni europee: guerra e pace, dittature, crimini di guerra e responsabilità, eguaglianza e giustizia. Come cronisti del nostro tempo spiccano per le loro acute osservazioni sul passato e sul presente, comunicando irrefutabili verità in uno straordinario stile poetico.”
 
Il premio internazionale Stefan Heym, istituito dalla città tedesca di Chemnitz in memoria della vita e dell'opera del suo illustre concittadino Stefan Heym e assegnato per la prima volta nel 2008 ad Amos Oz, viene conferito a individui che con il loro coraggio hanno prodotto uno straordinario lavoro giornalistico o letterario destinato a sopravvivere nel tempo.
 
Per ulteriori dettagli sul premio e sui vincitori si può visitare il sito: http://www.stefan-heym-preis.de/international-stefan-heym-prize-city-of-chemnitz.html
22 Apr2020

PITANJE ANATOMIJE/QUESTIONE DI ANATOMIA DI MARINA VUJČIĆ

 
Florijan Bauer è un ingegnere cinquantenne che grazie a un brevetto può permettersi un'esistenza tranquilla, senza dover più lavorare e intrattenere  rapporti con gli altri, cosa che più lo inquieta. Nel suo confortevole appartamento a Zagabria conduce una vita ordinaria scandita da ritmi e riti ben precisi e consolidati. Non gli manca niente, a parte un'occasionale carezza sulle spalle, piacevole abitudine di cui è stato privato dieci anni prima quando un improvviso malore ha stroncato la vita di sua moglie Amalia. E così una mattina, spinto da questo vuoto incolmabile, il signor Bauer si mette a comporre un annuncio di lavoro speranzoso di entrare in contatto con una signora disponibile ad accarezzargli le spalle. Solo ed esclusivamente le spalle, precisa nel testo per l'inserto di Večernje novosti consapevole di poter essere facilmente frainteso. Massima serietà, garantiti riservatezza e ottimo compenso. A rispondere dopo pochi giorni è Veronika Vinter, quarantenne impiegata di banca gravemente indebitata, a cui l'offerta di Bauer, per quanto bizzarra, appare certamente più allettante della pulizia delle case o del badare a bambini e anziani.
È una questione di anatomia, le spiega Bauer in occasione del loro primo incontro. Meno so di lei, meglio è, le dirà più avanti. Non mi fraintenda, non si tratta di disprezzo. È semplicemente la natura di questo lavoro. Ho solo bisogno delle sue mani. Veronika apprezza la serietà del suo nuovo datore di lavoro, ma non la freddezza e la mancanza di un minimo rapporto umano. Il silenzio e la distanza a cui la costringe ogni volta che si incontrano, cominciano a generare in lei un profondo senso di disagio. Veronika trova inaccettabile e indegno il contatto con la pelle di una persona che si rapporta a lei come fosse un elettrodomestico. Turbata dall'esperienza, la donna si tuffa in maniera ossessiva nella pittura, la sua passione di sempre, per esplorare il rapporto dell'essere umano con la parte più estesa e trascurata del proprio corpo che per una questione di anatomia lo rende dipendente dall'altro. Nasce così Le carezze, il primo di una serie di dipinti sul tema delle spalle che Bauer imbarazzato e sorpreso si rifiuta di ricevere in regalo. Alle prese con l'insopportabile insensibilità di Bauer, Veronika, nonostante le sue difficili condizioni economiche, decide di rompere il rapporto di lavoro, atto che segnerà un punto di svolta nelle esistenze di entrambi.
 
Pitanje anatomije/Questione di anatomia è un libro coinvolgente e acuto sulla solitudine, sui paradossi della vita, ma anche sulla fiducia nel prossimo e soprattutto sul potere curativo dell'arte sia per chi la crea che per chi ne fruisce.
 
Marina Vujčić, nata a Trogir/Traù in Croazia nel 1966, vive e lavora a Zagabria. È autrice, drammaturgo ed editor. Finora ha pubblicato sei romanzi. Il libro Susjed/Il vicino è stato nominato miglior romanzo dell'anno 2015 dalla casa editrice VBZ e TISAKmedia. Nello stesso anno il volume A onda je Božo krenuo ispočetka/La nuova vita di Božo è stato uno dei quattro romanzi croati candidati al Premio per la letteratura dell'Unione europea. Pedeset cigareta za Elenu/Cinquanta sigarette per Elena è l'ultimo romanzo dell'autrice edito nel 2019 da Fraktura di Zagabria.
 
Pitanje anatomije, Hena com, Zagreb, 2017, pp. 279.
Copyright per le edizioni estere Marina Vujčić. 
20 Gen2020

IN TOUR CON IVANA BODROŽIĆ, L'AUTRICE DI HOTEL TITO

Ivana Bodrožić, l'autrice del romanzo Hotel Tito pubblicato da Sellerio lo scorso giugno, è attesa in Italia per un ciclo di incontri nelle librerie di Trieste, Gorizia, Mantova, Trento e Rovereto dal 28 gennaio al 2 febbraio.
L'autrice si è detta emozionata per questo suo viaggio letterario in Italia, Paese che occupa un posto speciale nella sua biografia, ma anche nella trama del romanzo, incentrato sull'esperienza della guerra e dell'esilio dalla nativa Vukovar negli anni Novanta.
Oltre a Hotel Tito, Ivana Bodrožić è autrice della raccolta di racconti 100 pamuk/100% Cotone e del romanzo thriller Rupa/Il buco, entrambi ancora inediti in Italia. Anche se di genere diverso, Rupa può essere considerato la continuazione del primo romanzo dell'autrice. In esso la Bodrožić ritorna sul luogo di una tragedia familiare, in un periodo di apparente stabilità e pace, per confrontarsi con i nodi irrisolti del passato.

Per maggiori informazioni sui singoli incontri si possono consultare i seguenti link:
https://trieste.ubiklibri.it/eventi.html
https://sellerio.it/it/eventi/ivana-bodrozic-presenta-hotel-tito-12211 
https://www.librerie.coop/eventi/incontro-con-ivana-bodrozic/  
https://trento.ubiklibri.it/eventi.html
https://www.libreriarcadia.com/category/eventi-a-rovereto-libreria-arcadia/

28 Nov2019

AL VIA LA XXV FIERA DEL LIBRO DI POLA, SA(N)JAM KNJIGE U ISTRI

Il prossimo 5 dicembre, a Pola, in Istria, sarà inaugurata la venticinquesima fiera del libro, Sa(n)jam knjige u Istri, una delle più importanti manifestazioni culturali dell'area ex jugoslava. L'edizione di quest'anno sarà dedicata al tema della città e della sua evoluzione. Si partirà da Pola, crocevia di lingue e culture diverse, per parlare di altri centri e territori con autori come Dragan Velikić, Jurica Pavičić, Namik Kabil, Jurij Andruhovyč, Maja Haderlap, Miljenko Jergović, Orhan Pamuk, Claudio Magris - solo per citarne alcuni -  nelle cui opere si intrecciano in maniera inconfondibile geografie e autobiografie, oblio e memoria, guerre e migrazioni. La fiera si concluderà il 15 dicembre con l'ormai tradizionale assegnazione del premio Libar za Vajk all'autore più amato e letto della fiera.

Per ulteriori informazioni sul programma si può consultare il sito ufficiale della fiera: http://sanjamknjige.hr/hr/2019/naslovnica/

28 Nov2019

KIJEVSKA PILETINA, IL NUOVO GIALLO DI DRAGO HEDL

È stato appena pubblicato a Zagabria il giallo Kijevska piletina/Pollo alla Kiev, il terzo e ultimo libro della trilogia di Drago Hedl, pluripremiato autore e giornalista investigativo croato. Rispetto ai primi due volumi, Silenzio elettorale e Il segreto di Maša, editi in Italia da Marsilio, Kijevska piletina assume i caratteri di un vero e proprio thriller politico la cui trama si sviluppa dalla Croazia attraverso Belgrado fino all'inquieta Ucraina. Già considerata la principale opera giallistica nella letteratura contemporanea croata, la trilogia di Drago Hedl, come annunciano i media locali, avrà presto anche la sua trasposizione in fiction televisiva.
Che altro dire se non augurare a Hedl e al suo ultimo romanzo un felice approdo in Italia!

07 Nov2019

LA LETTERATURA PUO' RIPARARE IL MONDO?

 
è il tema dell'incontro proposto dal prossimo BookCity di Milano in occasione dell'uscita del romanzo La riparazione del mondo di Slobodan Šnajder pubblicato dalla casa editrice Solferino nella traduzione di Alice Parmeggiani.
 
La riparazione del mondo racconta i destini di un uomo e una donna, Georg e Vera, i cui percorsi finiscono per incrociarsi in un periodo tumultuoso della storia europea segnato da profonde divisioni ideologiche. Da una parte c'è Vera, sopravvissuta a uno dei più famigerati campi di concentramento in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, che al nuovo mondo guarda con l'ottimismo di una militante comunista che ha sofferto ma che alla fine ha vinto ed è pronta a ripartire lottando per i propri ideali e difendendo le proprie conquiste. Dall'altra c'è Georg/Ðura, un tedesco della Croazia orientale, dapprima soldato delle SS in Polonia, dalle quali diserta per poi, dopo diverse traversie, alla fine della guerra, rientrare nella Jugoslavia ormai divenuta comunista: a differenza della "compagna" Vera, Georg è un intellettuale "senza fuoco" interiore, irresoluto, uno che sente di non appartenere fino in fondo a niente e a nessuno, una sorta di dissidente spirituale che coesiste con il sistema senza identificarvisi veramente. L'epilogo della storia si ha all'inizio degli anni Novanta, in seguito al crollo del blocco comunista e al rinfocolarsi delle divisioni nazionali in Jugoslavia sfociate in un'atroce guerra civile, periodo che Vera vive in uno stato di demenza senile e Georg/Đura con un atteggiamento di rassegnazione e distacco, con quel senso di estraneità che lo aveva sempre accompagnato.  
 
La riparazione del mondo, vincitore di numerosi riconoscimenti in Croazia, è un romanzo storico sui generis, capace di porre domande urgenti e sempre attuali sull'identità individuale e collettiva, ma anche questioni riguardanti la libertà di scelta di ciascuno di noi nella propria esistenza. Leggendo il libro viene da chiedersi se la libertà di scelta esista veramente, e se sì, in che misura essa sia una questione di libero arbitrio e volontà, o piuttosto un compromesso, frutto di circostanze dalle quali, senza volerlo, ci si sente dominati e schiacciati.
 
Per ulteriori dettagli sull'incontro che si terrà a Milano al Castello Sforzesco domenica 17 novembre alle ore 12.30 si può consultare il link: https://www.bookcitymilano.it/eventi/2019/la-riparazione-del-mondo
 
Arrivederci a Milano!
30 Ott2019

DRAGAN VELIKIĆ AL PISA BOOK FESTIVAL

Dragan Velikić, una delle voci più autorevoli della letteratura serba, sarà ospite del Pisa Book Festival in programma dal 7 al 10 novembre. L'autore di Bonavia, l'ultimo suo romanzo pubblicato in Italia da Keller, si presenterà al pubblico del Festival nell'Arena Fermi sabato 9 novembre alle ore 17. L'incontro con l'autore sarà un'occasione per compiere un viaggio nei luoghi della Mitteleuropa, alla scoperta di uno spazio geografico e culturale in costante fermento.

Per ulteriori informazioni sull'evento si può consultare il link: http://www.pisabookfestival.com/protagonisti/dragan-velikic/

Arrivederci a Pisa!

14 Ott2019

IN VIAGGIO CON DRAGAN VELIKIĆ

Lo scorso 6 ottobre Rai 3 nel suo programma settimanale di informazioni sui Balcani e i Paesi dell'Europa dell'Est, EstOvest, ha dedicato un servizio a Dragan Velikić, uno dei più importanti autori serbi la cui opera letteraria è stata recentemente insignita del Premio internazionale Vilenica, riconoscimento assegnato a maggiori scrittori mitteleuropei.
 
Da Via Pola a Bonavia, l'ultimo romanzo tradotto in italiano, i libri di Velikić raccontano i destini individuali e collettivi scaturiti da mutamenti storico-politici in uno spazio europeo che va da Belgrado a Pola e Trieste fino a Vienna e Budapest dall'inizio del '900 a oggi.
 
Il servizio è disponibile sul seguente link, a partire dal 13° minuto: https://www.rainews.it/tgr/rubriche/estovest/
08 Ott2019

VOCI CROATE ALLA FIERA DEL LIBRO DI FRANCOFORTE

La prossima edizione della Fiera del Libro di Francoforte, che si terrà dal 16 al 20 ottobre, offre un interessante programma di appuntamenti anche per quanto riguarda la letteratura croata e il suo rapporto con "l'altro" nel contesto europeo.
Giovedì 17 ottobre Dubravka Ðurić Nemec del Ministero della cultura croato, insieme all'editore zagabrese Sandorf e ad altri interlocutori internazionali, presenterà un progetto di cooperazione internazionale volto a promuovere la produzione letteraria rom quale parte importante del patrimonio culturale europeo. Il giorno successivo, venerdì 18 ottobre, Roman Simić, direttore del Festival del racconto breve europeo (europeanshortstory.org), nonchè autore di racconti per adulti e bambini, discuterà insieme a Caroline Michel del Festival di Hay sul ruolo e l'importanza dei festival internazionali nella promozione e diffusione delle letterature "minori" o meno conosciute, anche in vista del progetto Porto delle diversità - Rijeka/Fiume capitale europea della cultura 2020.  
Sempre venerdì 18 il pubblico della Fiera del Libro avrà l'occasione di incontrare Slobodan Šnajder e Kristian Novak, autori di spicco della letteratura croata le cui opere Doba mjedi/L'età del bronzo e Ciganin, ali najljepši/Zingaro, ma il più bello, esplorano in maniera originale la questione dell'identità croata e il suo rapporto con il diverso. 
 
Ulteriori dettagli sui singoli eventi sono disponibili sul sito della Fiera: https://www.buchmesse.de/highlights/events
 
Arriverderci a Francoforte!
 
30 Set2019

SLAVENKA DRAKULIĆ AL FESTIVAL DEL CORAGGIO

Slavenka Drakulić, una delle voci più stimate della letteratura croata, sarà ospite della seconda edizione del Festival del Coraggio in programma a Cervignano del Friuli dall'11 al 13 ottobre. L'incontro con la Drakulić, previsto per domenica 13 ottobre, sarà dedicato alla figura di Mileva Einstein, la protagonista del suo recente romanzo Mileva Einstein, teoria sul dolore, pubblicato da Bottega Errante Edizioni nella traduzione di Estera Miočić.

Per ulteriori dettagli sull'evento si può consultare il sito del Festival: http://www.festivaldelcoraggio.it/artists/slavenka-drakulic/

 

 

19 Set2019

IL PREMIO INTERNAZIONALE VILENICA A DRAGAN VELIKIĆ

Dragan Velikić, uno dei più rinomati autori serbi, è stato insignito del prestigioso premio letterario Vilenica 2019, riconoscimento istituito nel 1986 per volontà della Società degli scrittori sloveni e attribuito ai maggiori autori dell'Europa centrale.
“Mi sento profondamente onorato”, ha dichiarato Velikić in occasione della consegna del premio, svoltasi nel suggestivo ambiente della grotta di Vilenica lo scorso 14 settembre, “poiché tra i miei trentatré predecessori non vi è nessuno che non abbia raggiunto i massimi livelli della prosa e poesia europea”.
Il premio Vilenica, in passato assegnato a Claudio Magris, Milan Kundera, Peter Esterhazy, Dubravka Ugrešić, Olga Tokarczuk, Peter Handke, solo per citare alcuni dei vincitori, è allo stesso tempo un riconoscimento all'opera complessiva di Dragan Velikić, noto in Italia da diversi anni.

Bonavia, il suo ultimo romanzo edito in Italia da Keller nella traduzione di Estera Miočić, è uno dei racconti più belli dell'autore sull'inquietudine individuale e collettiva nello spazio mitteleuropeo.

21 Ago2019

CON SLAVENKA DRAKULIĆ AL FESTIVALETTERATURA

Slavenka Drakulić, una delle voci più note della letteratura croata, sarà nuovamente ospite del Festivaletteratura di Mantova in programma dal 4 all'8 settembre. Quest’anno la partecipazione dell’autrice al Festival coincide con l’uscita in italiano del suo romanzo Mileva Einstein, teoria sul dolore, tradotto da Estera Miočić ed edito da Bottega Errante. Dopo i romanzi su Frida Kahlo e Dora Maar, Mileva Einstein, teoria sul dolore completa una trilogia dedicata ad alcune donne che con il proprio talento e impegno civile hanno contribuito all’affermarsi dell’emancipazione femminile nella prima metà del Novecento. Più che cimentarsi nella ricostruzione delle singole biografie, Slavenka Drakulić si è preoccupata di restituire ai lettori il mondo interiore delle sue protagoniste intente a realizzare i propri sogni e aspirazioni in condizioni a loro sfavorevoli.
Il ritorno della Drakulić in Italia è anche un'occasione per ricordare alcune sue opere molto apprezzate all'estero e non ancora tradotte in italiano. Fra le pubblicazioni meno recenti vi è Hologrami straha, un libro a cavallo fra finzione e autobiografia nel quale la protagonista, una giovane donna affetta da una malattia congenita ai reni, racconta della propria lotta per la sopravvivenza. Insieme a Hologrami straha va ricordato Flesh of her Flesh (Self-published, Kindle, 2012) un libro reportage nel quale l’autrice, reduce da un secondo trapianto di rene negli Stati Uniti, parla dell’incontro con la propria donatrice d’organo e si interroga sulle ragioni che spingono le persone a donare una parte di sé senza volere nulla in cambio. Quanto alle pubblicazioni più recenti merita attenzione Nevidljiva žena i druge priče (Fraktura, 2018), una raccolta di racconti sul tema della vecchiaia e dell’invecchiamento femminile, argomento che in Italia è ancora abbastanza trascurato.
Per un aggiornamento sull’autrice e sulle sue opere si può consultare il sito: http://slavenkadrakulic.com/
Ulteriori dettagli sull’incontro con Slavenka Drakulić al Festivaletteratura di Mantova in programma venerdì 6 settembre alle ore 19.15 sono disponibili sul seguente link: https://www.festivaletteratura.it/it/2019/eventi

22 Lug2019

ADRESA, IL NUOVO ROMANZO DI DRAGAN VELIKIĆ

Dopo due anni di vita da separato in appartamenti con indirizzi provvisori, dove è stato sempre l'ambiente intorno e mai l'appartamento in sé la causa della sua insoddisfazione, Vladan,  cinquantenne archivista delle Poste, sente l'esigenza di stabilizzarsi e di provare a concretizzare ciò che rimanda da tempo: la stesura di un libro su Belgrado. Succede così che il trasferimento nel condominio 23, edificato fra le due guerre su iniziativa di un costruttore ceco, in un quartiere risalente all'epoca dell'Impero ottomano, ma con un’evidente impronta mitteleuropea, segni l'inizio di una storia che da anni Vladan traccia nella sua testa e su una miriade di foglietti, la storia di una città segnata dalla discontinuità nella quale i veri protagonisti sono i luoghi e le voci dei suoi abitanti che si intercettano, rincorrono e sovrappongono a distanza di decenni, secoli, millenni. Voci di vincitori e di sconfitti, di giustizieri e di giustiziati. Voci profetiche, eppure dimenticate, rimosse. Voci di genitori e di figli traditi.
Un libro di storia, una guida, un'epopea? Un po' di tutto, ma niente di facilmente classificabile. Senz'altro un testo originale tra cronaca e letteratura, un romanzo nel romanzo, e, perché no, un manuale di scrittura creativa per aspiranti scrittori...

Adresa, Dragan Velikić, Laguna, Beograd, 2019, pp. 250.

06 Feb2019

IL PREMIO FRIC AL THRILLER CRVENA VODA

Dopo il prestigioso premio Gjalski, la nomina fra i finalisti del premio Tportal e del premio Meša Selimović, il romanzo thriller Crvena voda/Acqua rossa dello scrittore spalatino Jurica Pavičić si è aggiudicato un altro importante riconoscimento letterario, il premio Fric assegnato dal settimanale Express e dedicato all'autore classico per eccellenza della letteratura croata, Miroslav Krleža. Nella rosa finale per il premio sono state selezionate, oltre al libro di Pavičić, altre cinque opere pubblicate nel 2017-2018: Kap veselja di Selvedin Avdić, Ukazanje di Ivica Đikić, Naša žena di Tanja Mravak, Poderana koljena di Dino Pešut e E baš vam hvala di Marko Vidojković. Il comitato selezionatore, composto da professionisti appartenenti ai diversi campi della cultura e della scienza, ha scelto di assegnare il premio a Crvena voda perchè è un importante romanzo d'impegno sociale, ma allo stesso tempo rappresentativo di un periodo tumultoso della Croazia, nonchè un eccellente thriller psicologico meritevole di essere conosciuto al di fuori dei confini nazionali.

21 Ott2018

IL PREMIO GJALSKI A CRVENA VODA

Crvena voda/Acqua rossa di Jurica Pavičić, autore e giornalista croato, è il vincitore del prestigioso premio letterario Ksaver Šandor Gjalski per il 2018. Il romanzo criminale edito da Profil di Zagabria nel 2017 racconta la storia della scomparsa di una diciassettenne e delle conseguenze che questo evento ha avuto sulla vita di molte persone a lei vicine. La vicenda accade in un paesino costiero della Croazia nel 1989, poco prima del crollo della Jugoslavia, e a complicare le indagini della polizia e dei familiari sono i drammatici eventi della storia collettiva – i mutamenti politici, sociali ed economici dell’epoca. L’epilogo si avrà solo nel 2016, quasi tre decenni dopo la scomparsa. Lo stile, la struttura del romanzo raccontato in terza persona dalla prospettiva dei singoli protagonisti coinvolti nella ricerca della verità, nonché la scorrevolezza e la piacevolezza della lettura, sono a giudizio del comitato selezionatore gli aspetti più brillanti di questo romanzo. 

Jurica Pavičić (Split, 1965) noto soprattutto come pungente editorialista di Jutarnji list e autore di thriller sociali fra cui Ovce od gipsa, Nedjeljni prijatelj, Minuta 88 e Žena s drugog kata, è anche sceneggiatore e critico cinematografico. I suoi libri Klasici hrvatskog filma jugoslavenskog razdoblja e Postjugoslavenski film – stil i ideologija, sono una lettura obbligata per tutti coloro che vogliono conoscere e capire meglio la produzione cinematografica nel territorio dell’ex Jugoslavia dal secondo dopoguerra a oggi.

Crvena voda, Jurica Pavičić, Profil knjiga, Zagreb, 2017, pp. 345; Copyright Jurica Pavičić & Profil knjiga; www.juricapavicic.net

13 Ago2018

A SENIGALLIA CON DRAGO HEDL

Drago Hedl, pluripremiato giornalista investigativo croato e autore del noir Silenzio elettorale, pubblicato da Marsilio nel 2017, sarà ospite della settima edizione del Festival del giallo di Senigallia, Ventimilarighesottoimari, in programma dal 19 al 26 agosto. L’incontro con l’autore sarà condotto dal giornalista Matteo Massi e si terrà nel Cortile della Rocca Roveresca, Piazza del Duca 2, mercoledì 22 agosto alle ore 21.15.
Silenzio elettorale è il primo volume di una trilogia poliziesca, la cui trama si sviluppa intorno all’omicidio di due ragazze minorenni di un orfanotrofio di Osijek, nella Croazia settentrionale, sul quale indagano l’ispettore Vladimir Kovač e il giornalista Stribor Kralj.
Oltre all’apprezzato noir, Hedl è autore di diversi libri non ancora tradotti in italiano, fra cui si segnalano due romanzi sull’infanzia e la gioventù dell’autore nella Jugoslavia comunista, Donjodravska obala/Sulle rive della bassa Drava e Vrijeme seksa u doba nevinosti/Sesso all'età dell'innocenza, entrambi pubblicati dalla casa editrice Ljevak di Zagabria, rispettivamente nel 2013 e nel 2018.

Per maggiori informazioni sul festival: https://www.feelsenigallia.it/eventi/ventimilarighesottoimari-in-giallo.html

22 Giu2018

DONNA INVISIBILE E ALTRI RACCONTI

“Non è proprio come se non esistessi, ma come se vivessi in un'altra dimensione. Tutto è uguale, eppure diverso. Le persone ti trattano diversamente, e tu, come se fossi invisibile, ti ci devi adattare. Solo che a me riesce difficile. Mi ci è voluto parecchio tempo per capire che stavo diventando invisibile. Nei negozi, agli sportelli, per strada…”. Così una donna di una certa età, una delle protagoniste del nuovo libro di Slavenka Drakulić, Nevidljiva žena i druge priče/Donna invisibile e altri racconti, parla del proprio invecchiamento, di quell'inevitabile processo che porta sia donne che uomini a confrontarsi con la propria mutevolezza e transitorietà, spesso difficilmente accettabili. In questo libro, il cui tema è per l'appunto la vecchiaia, si alternano voci di donne che affrontano le conseguenze del declino fisico e mentale non solo nell’ambito privato della coppia e della famiglia, ma anche in quello pubblico e sociale. Ci sono figlie premurose e insofferenti nei confronti di madri anziane e sole. Ci sono vedove svogliate che tendono a chiudersi in casa davanti alla tv piuttosto che uscire con le amiche al caffè o a un concerto; che rinunciano a dilettarsi con un libro, poiché leggere è diventato faticoso, quasi impossibile. Ci sono anche donne con un marito e ancora professionalmente attive, a cui capita di innamorarsi di un collega molto più giovane il cui sguardo e sorriso bastano per illuminarle, renderle visibili, quasi fossero uno specchio “meraviglioso e ingannevole, capace di restituire loro un’immagine diversa di sé...”.
Più o meno attive, relativamente in salute, con la vescica che cede, la vagina che perde viscosità, il grasso che si accumula da tutte le parti, le difese immunitarie che calano, con addosso una crescente spossatezza, incertezza e paura, le protagoniste della Drakulić sembrano, tuttavia, accettare la vecchiaia meglio dei loro compagni a cui spesso, fino all’ultimo, fungono da sostegno fisico e morale.
E poi inevitabilmente la solitudine, la gestione del lutto, gli anniversari. C’è chi per giorni lava e stira le tende, come una sorta di rituale purificatorio; chi continua il rito del caffè mattutino che non ha più lo stesso sapore di prima, e chi invece desidera ritornare a vivere nella casa dell’infanzia, rifugiarsi in un passato remoto, l’unico in grado di restituire pace e quiete; in un tempo in cui tutto era ancora innocente.  

Nevidljiva žena i druge priče, Fraktura, Zagreb, 2018, pp. 192, Copyright Slavenka Drakulić & Fraktura; www.slavenkadrakulic.com

13 Feb2018

CRVENA VODA, UN INTRIGANTE THRILLER DALMATA

Continuano a uscire in Croazia recensioni positive su Crvena voda/Acqua rossa, l’ultimo thriller di Jurica Pavičić, un autore di riferimento per quanto riguarda questo genere di letteratura. Come nei romanzi precedenti, anche in quest’ultimo, incentrato sul dramma della scomparsa di una minorenne, Pavičić, secondo la critica, si mostra particolarmente abile nell’intrecciare una vicenda criminale con il racconto delle vicissitudini politiche e sociali della Croazia contemporanea e, in particolare, della Dalmazia dove peraltro è ambientata la maggior parte dei suoi romanzi e racconti.
Nei libri di Pavičić, scrive la critica Jagna Pogačnik su Express.hr, l’obiettivo non è tanto risolvere l’enigma tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alla fine, quanto mettere in moto tutto un meccanismo di cause ed effetti di un evento chiave che, affondando le sue radici nella realtà croata, riesce a essere talmente coinvolgente da rendere quasi superflua la domanda su chi e perché sia colpevole.  
Anche se Crvena voda narra un “caso freddo”, poiché dall’inizio alla fine dell’enigma passano ben 27 anni, un lungo periodo di tempo nel quale succedono tanti eventi e si seguono i percorsi di vita di diversi personaggi, l’autore ci riserva un finale alquanto sorprendente e inatteso.  
Non solo la spiccata sensibilità sociale, ma anche la capacità di creare un’atmosfera coinvolgente, nonché il gusto quasi antropologico nel ritrarre ambienti e personaggi, sono tutti elementi che rendono la lettura di questo libro un vero e proprio piacere.

12 Gen2018

IN MEMORIA DI PREDRAG LUCIĆ

Mercoledì 10 gennaio si è spento a 53 anni Predrag Lucić, giornalista e scrittore spalatino, fondatore, insieme a Viktor Ivančić e Boris Dežulović, di Feral Tribune, il primo giornale croato di satira politica.  

Della triste notizia hanno dato annuncio i giornali di tutta la regione ex jugoslava, dalla Slovenia alla Serbia, ricordando le varie tappe del suo percorso professionale, dagli studi di regia all’Accademia d’arte drammatica di Belgrado negli anni Ottanta all’attività giornalistica intrapresa ancora da studente e portata avanti con coraggio e impegno civile fino a pochi mesi prima di morire. Tuttavia Lucić non è stato solo un giornalista, ma anche e forse soprattutto un poeta, un poeta dell’assurdo, che, ha ricordato Jurica Pavičić, attraverso l'umorismo riusciva a demistificare le ideologie del suo tempo. 

Oltre alle pagine di Feral Tribune, vanno ricordate le sue raccolte di poesie, fra cui Greatest Shits Antologija suvremene hrvatske gluposti/Greatest Shits Antologia della stupidità contemporanea croata, Ljubavnici iz Verone/Gli amanti di Verona, Mjesec iznad Splita/La luna sopra Spalato, nonché i suoi divertentissimi cabaret satirico-politici che insieme a Boris Dežulović proponeva all’interno del Festival del teatro di Spalato Splitsko ljeto, ma anche in giro per l’Europa.

07 Gen2018

A TAVOLA CON LIBAR

Martedì scorso all’osteria Hvaranin di Spalato ho avuto occasione di ritrovarmi a tavola con alcuni dei cosiddetti utorkaši, scrittori e giornalisti spalatini che hanno l’abitudine di cenare insieme presso questo locale ogni utorak/martedì. Fra i commensali c’erano l’immancabile Jurica Pavičić, Ivana Prijatelj Pavičić, Živko Skračić e Renato Baretić, che proprio in questi giorni festeggia l’uscita del film Osmi povjerenik/L’ottavo commissario tratto dal suo omonimo romanzo.
Mentre ci facevamo venire l’appetito con un bićerin di grappa, il mio sguardo correva verso gli scaffali sui muri della trattoria, carichi di libri degli stessi utorkaši. Sì, perché qui vige una vecchia usanza: ogni volta che uno degli utorkaši pubblica un libro o la traduzione di un volume, ne dona una copia all’osteria.
A parte l’aumentato numero di libri esposti, nell’osteria di Vinko alle pendici del monte Marjan nulla è mutato negli anni. Da Hvaranin si ritrovano sempre gli stessi pochi tavoli in legno con sopra una tovaglietta a quadretti bianchi, rossi e verdi quasi senza tempo, come se i proprietari volessero contrastare le tendenze modaiole del resto della città, trasformatasi negli ultimi decenni in una vera e propria destinazione turistica di massa. Immutati negli anni sono rimasti anche i piatti casarecci della tradizione dalmata, spesso comuni anche alla cucina veneziana e a quella triestina, come la lešada o bollito di carne, la pašticada/pastizzada di manzo, gli njoki na pome e il rižot al nero di seppia o agli scampi, pietanze e sapori che lo spalatino Enzo Bettiza ha saputo descrivere con maestria nel suo bestseller Esilio, pubblicato da Mondadori nell’ormai lontano 1996.
Dalla grappa siamo passati alla malvasia istriana, un ottimo accompagnamento dei primi e secondi di pesce, che abbiamo gustato discorrendo fra un boccone e l’altro di politica e società, cultura ed editoria croata e italiana. Non sono mancate ovviamente battute scherzose e aneddoti, una passione degli spalatini, naturalmente inclini alla caricatura e allo scherno. Ci siamo lasciati poco dopo mezzanotte con l’auspicio di rivederci ancora in un prossimo futuro per festeggiare con gusto una nuova pubblicazione e magari, perché no, una nuova traduzione in italiano!!!

27 Nov2017

CRVENA VODA DI JURICA PAVIČIĆ, UN GIALLO SUI TURBAMENTI DELLA STORIA E LA SOLITUDINE

“Se il giallo moderno trasmette un’immagine realistica della società e cultura di un paese, come afferma l’autore britannico Ian Rankin, e se, parafrasando l’autore di bestseller Jo Nesbo, i gialli sono spesso anche romanzi sulla solitudine, allora Jurica Pavičić, scrittore, giornalista, sceneggiatore e critico cinematografico spalatino ha scritto un libro di stampo scandinavo o anglosassone” – scrive Emir Imamović Pirke, in occasione di una sua intervista a Jurica Pavičić, autore del giallo Crvena voda/Acqua rossa, pubblicato recentemente dalla casa editrice Profil di Zagabria. “Ciò non tanto per la definizione del genere” prosegue Imamović Pirke, “quanto per la qualità narrativa con la quale racconta della società croata e delle sue solitudini, prodotto di disgrazie familiari e storiche, al punto che questo libro può essere considerato non solo un ottimo romanzo ma anche la cronaca di mutamenti che hanno spazzato via vite umane, fabbriche, tradizioni e tanto altro.”

Crvena voda/Acqua rossa inizia con la scomparsa di una giovane, ancora minorenne, da un paesino vicino a Spalato, una scomparsa che si protrae per ben ventisette anni, un periodo durante il quale svaniscono anche un paese, un sistema sociale, una cultura industriale.

Pur trattandosi di un romanzo epico, finora il più ambizioso dell’autore, che abbraccia un lungo periodo storico e una moltitudine di personaggi, “un romanzo di quelli che in Europa orientale vengono considerati grandi romanzi sulla collettività”, Pavičić afferma di aver voluto soprattutto raccontare il dramma di un ristretto nucleo familiare nel contesto di profondi mutamenti politici e sociali, rispetto ai quali esso rimane in qualche modo invisibile. Oltretutto, afferma lo scrittore spalatino, “mi interessava osservare come un evento influenzi la vita di un insieme di persone determinandone i percorsi che altrimenti sarebbero stati del tutto diversi. Se seguite 27 anni di vita di una persona o di un gruppo di persone è ovvio che il loro destino è determinato dalla politica, dall’economia e dall’ideologia.”

Tuttavia le vicende sociali e politiche, di cui Pavičić peraltro si interessa con grande impegno e partecipazione in ambito giornalistico, non costituiscono il tema portante della storia, ma sono, come lui stesso afferma, al servizio di essa, in quanto contribuiscono a renderla drammatica e intrigante.

Anche se Pavičić si considera uno scrittore ibrido che ama far coesistere diversi generi, nel suo ultimo libro, come egli stesso afferma, ha voluto “farsi colonizzare”, ovvero conformarsi maggiormente alle regole di un genere che all’estero viene considerato dominio per eccellenza di autori scandinavi, anglosassoni e tedeschi.  

L'intera intervista a Jurica Pavičić si può leggere sul seguente link: http://www.forum.tm/vijesti/jurica-pavicic-ideologija-hrvatskog-nacionalizma-propali-je-projekt-6239

27 Nov2017

AL VIA LA XXIII EDIZIONE DELLA FIERA DEL LIBRO DI POLA SA(N)JAM KNJIGE U ISTRI

Il 1° dicembre aprirà i suo battenti a Pola la 23esima edizione della fiera del libro Sa(n)jam knjige u Istri, il tradizionale evento librario del capoluogo istriano, ma anche e soprattutto un appuntamento di riferimento per l'intera regione ex jugoslava.
Nata a Pola, città crocevia di diverse culture e civiltà, Sa(n)jam knjige u Istri è stata sin dall'inizio un luogo di confronto e dialogo fra diversi, una sorta di laboratorio multiculturale di idee e progetti. Con l'edizione di quest'anno dedicata al tema dell'Intimità, la fiera continua a perseguire la propria vocazione culturale poichè confrontarsi e dialogare significa inanzitutto avventurarsi dentro se stessi, interrogarsi, condividere. Lingua, identità, radici, famiglia, migrazioni saranno il terreno d'esplorazione e discussione con autori come Dragan Velikić, Rade Šerbeđija, Andrej Nikolaidis, Jurica Pavičić, Ivica Prtenjača, Varujan Vosganian, Olga Slavnikova, ma anche con scrittori francofoni che vivono a cavallo fra lingue e culture diverse come Gauz e Kaouther Adimi, solo per citarne alcuni.

Uno spazio particolare sarà dedicato all'Erzegovina, una regione che, nonostante le profonde ferite dell'ultima guerra balcanica, è riuscita a sopravvivere soprattutto come entità culturale grazie a una vivace e instancabile produzione artistica che si estende dalla letteratura e dal cinema al teatro e alla pittura. Del rapporto con le proprie radici erzegovesi parleranno all'interno del programma Hercegovina čita/L'Erzegovina legge, curato da Emir Imamović Pirke, diversi autori fra cui il giornalista e scrittore Ivica Ðikić, autore di saggi e romanzi di successo, di cui l'ultimo Ponavljanje/Replica, insignito del premio letterario Kočićevo pero. Vi saranno anche Almin Kaplan con la sua raccolta di poesie su Mostar, Elvedin Nezirović con il romanzo Boja zemlje/Il colore della terra, nonché artisti di rilievo internazionale come il pittore e grafico Safet Zec.

I dieci giorni di incontri, con presentazioni di libri, tavole rotonde, mostre e proiezioni cinematografiche, si concluderanno con l'assegnazione del premio Libar za vajk all'autore di un libro particolarmente apprezzato e amato dal pubblico dei lettori della fiera istriana.

Ulteriori dettagli della 23esima edizione in programma dal 1° al 10 dicembre sono disponibili in lingua croata e/o inglese sul sito ufficiale della fiera: http://www.sanjamknjige.hr/hr/2017/naslovnica/

12 Nov2017

CRVENA VODA, UN NUOVO GIALLO DI JURICA PAVICIC

Nel settembre del 1989 da un paesino di mare vicino a Spalato scompare la diciasettenne Silva Vela. La prolungata indagine della polizia non fa emergere altro se non l’ipotesi che la ragazza se ne sia andata volontariamente. Quando all’inizio degli anni Novanta il caso viene di fatto archiviato a causa dello scoppio della guerra nell’ex Jugoslavia, la famiglia, nonostante tutte le difficoltà, continua a cercarla e a coltivare la speranza di un suo ritorno. Ci vorranno quasi trent’anni per ritrovare Silva, un lungo e intenso periodo di tempo durante il quale si intrecceranno i destini di molte persone coinvolte.   

Crvena voda/Acqua rossa, pubblicato recentemente dalla casa editrice Profil di Zagabria, è senza dubbio il romanzo più complesso e ambizioso di Jurica Pavičić nel quale attraverso la vicenda della scomparsa di un’adolescente vengono raccontati tre decenni di vicissitudini sociali e politiche della Croazia dalla fine del comunismo a oggi.  

Jurica Pavičić, di cui questo è il settimo romanzo, è anche un brillante giornalista, critico cinematografico e sceneggiatore di serie tv e film di successo come Pattuglia sulla strada/Patrola na cesti e Testimoni/Svjedoci, quest’ultimo premiato nel 2004 al Festival del cinema di Berlino con il Peace Film Award.

12 Nov2017

SILENZIO ELETTORALE, UN’INCHIESTA DIVENTATA FICTION

È da poco in libreria il giallo Silenzio elettorale di Drago Hedl pubblicato da Marsilio nella traduzione di Estera Miočić. Il romanzo racconta il caso di un duplice omicidio avvenuto a Osijek sul quale indagano il giornalista Stribor Kralj e l’ispettore Vladimir Kovač. Mentre cercano di risolvere il mistero delle uccisioni di due ragazze minorenni di un istituto di Osijek, i protagonisti si confrontano con tutta una serie di problemi personali, sia professionali che familiari.

La storia, come a più riprese ha ricordato Hedl sui media croati, trae origine da una sua inchiesta giornalistica sulla prostituzione minorile a Osijek nella quale erano coinvolte personalità altolocate, ma che, come tante altre indagini, non ha mai avuto un epilogo giudiziario. “Mi sentivo frustrato perché non riuscivo a portare avanti questa inchiesta”, ha spiegato Hedl in una recente intervista al Telegram: “Se avessi pubblicato i nomi delle persone coinvolte nel giro della prostituzione mi avrebbero querelato e non sono sicuro che le minorenni che mi avevano raccontato tutte quelle turpi e oscene vicende avrebbero fatto lo stesso anche in tribunale. Non ero pronto a esporre né me stesso né loro a questa esperienza. Questo romanzo è una sorta di mia punizione personale nei confronti di quegli uomini di potere.”

Anche se si tratta di una storia croata, il lettore italiano dovrebbe trovarla interessante per una questione di affinità culturale, in quanto, ha notato lo stesso Hedl, “la situazione politica in Italia non è molto diversa dalla nostra – anche lì si mescolano criminalità, corruzione, potere. Tutto quello di cui scrivo nel romanzo Silenzio elettorale.”

Silenzio elettorale è il primo giallo di una trilogia poliziesca che ci auguriamo venga pubblicata interamente in Italia.

L'intera intervista a Drago Hedl si può leggere in croato sul seguente link: http://www.telegram.hr/politika-kriminal/nasem-dragi-hedlu-upravo-je-objavljena-knjiga-u-italiji-po-njoj-u-hrvatskoj-mozda-uskoro-snime-i-tv-seriju/

24 Set2017

GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE

Martedì 26 settembre, in occasione della celebrazione della Giornata europea delle lingue, la Biblioteca Europea di Roma ospiterà un incontro dal titolo Finestra sulla letteratura contemporanea croata. Maggiori informazioni sull’evento, previsto per le ore 18, sono disponibili sul seguente link: https://www.bibliotechediroma.it/opac/news/finestra-sulla-letteratura-croata-contemporanea/16071.

24 Set2017

L’ACCUSATA A BOLOGNA

Venerdì 29 settembre alle ore 18 alla libreria Trame di Bologna sarà presentato il romanzo L’accusata di Slavenka Drakulić, edito da Keller nel 2016. La traduttrice Estera Miočić ne parlerà con Giovanna Zunica. Per ulteriori dettagli sull’incontro consultare il sito della libreria: http://www.libreriatrame.com/

28 Mag2017

LETTERATURA TRA ESILIO E ASILO POLITICO

È il tema portante del festival letterario Vrisak la cui decima edizione si terrà a Rijeka/Fiume dal 31 maggio al 10 giugno. Fra i numerosi ospiti che si confronteranno sul tema, vi sarà anche Bekim Sejranović, uno degli autori più interessanti della letteratura post-jugoslava. Originario di Brčko in Bosnia, negli anni Novanta, in seguito allo scoppio della guerra nell’ex Jugoslavia, emigra in Norvegia. I suoi romanzi e racconti, scritti a cavallo tra finzione e autobiografia, narrano in maniera sentimentale, ma anche ironica e divertente, la vita di un nomade fra i Balcani e la Scandinavia.
Il programma del festival è disponibile sul seguente link: https://www.vbz.hr/pocetna/program-vriska-2017

 

27 Mag2017

A TRIESTE CON L’ACCUSATA

Il prossimo 7 giugno la libreria Minerva di Trieste ospiterà Slavenka Drakulić, uno dei nomi più noti della letteratura croata. In occasione dell’incontro previsto per le ore 18 l’autrice parlerà del suo romanzo L’accusata, tradotto in italiano da Estera Miočić e pubblicato da Keller.
Il romanzo, uscito nel 2016, continua a suscitare commenti positivi. Fra le ultime riflessioni sul libro, si segnala la recensione apparsa sull’ultimo numero della rivista trimestrale Leggere Donna. Ecco come Beatrice Parisi commenta il libro:
“L’accusata è un libro durissimo, a volte straziante che apre la porta a tematiche che fanno male e su cui si è tentati di chiudere gli occhi. […] [È] un libro che testimonia che non bisogna fermarsi alle scelte letterarie più facili e ovvie, ma che vale la pena avventurarsi al di là dei confini più battuti e degli argomenti più invitanti.”
Per visionare l’intero articolo clicca qui.

21 Mar2017

STVARNO JE ODLIČNO BAVITI SE KRIMINALOM/È PROPRIO BELLO FARE IL CRIMINALE

È il titolo di un noir di Nenad Stipanić, un autore non ancora noto fuori dall'area ex-jugoslava, ma che ha tutte le carte in regola per diventarlo, tenuto conto della sua bravura come scrittore e della popolarità di cui gode nella comunità dei lettori.
Il protagonista di questo romanzo è un ragazzo di provincia alla ricerca di un futuro professionale nella Croazia degli anni Novanta, un Paese travolto dalla guerra e dalla transizione economica. Dopo aver provato a fare il pugile, il soldato e il saldatore in un cantiere, il giovane intraprende la via del crimine legandosi a un personaggio losco del proprio quartiere, un ex veterano “temuto prima e dopo la guerra”. Nonostante il suo inesauribile ottimismo e la buona volontà, il protagonista non riesce a emanciparsi dal ruolo dell'eterno principiante inebriato dal sogno di una vita agiata e spensierata...

Il romanzo pubblicato originariamente da Algoritam nel 2008 e riedito successivamente dal quotidiano 24 sata nel 2015, ci trascina in situazioni paradossali strappandoci spesso una risata che però non ci diverte, poichè a essa subentra un sentimento di malinconia e di amara consapevolezza della vita.  

Ho capito che in carcere tutto è relativo. Che le regole ci sono e non ci sono. Che l’ingiustizia regna sovrana, ma che alla fine tutto dipende da chi sei e da quanto conti. Proprio come fuori.

Prima di dedicarsi alla scrittura, Nenad Stipanić, nato a Senj nel 1973, ha lavorato come buttafuori di locali notturni, guardia del corpo e operatore turistico. È autore di tre libri, fra cui per l'appunto Stvarno je odlično baviti se kriminalom/È proprio bello fare il criminale, premiato dal pubblico del Zagreb Book Festival quale miglior noir dell'anno 2016.

21 Mar2017

BRDO/IL MONTE, UN ROMANZO DI IVICA PRTENJAČA

Se vuoi porre fine a qualcosa, fermati in un luogo e non fare nulla, mi disse.

E io mi sono fermato veramente.

Mi sono fermato perchè sentivo di avere la forza, ma non il fiato per correre. Mi sono fermato perché l'estenuante impegno aveva intaccato il mio silenzio interiore.

Un anno fa ho smesso di creare illusioni, per la gente che mi conosceva era una decisione rischiosa, per me una necessità, il bisogno di ritrovare il senso della mia esistenza.

Così il protagonista del romanzo Brdo/Il monte di Ivica Prtenjača, l'ex pr di un museo d'arte contemporanea, spiega le origini della sua crisi esistenziale e la conseguente decisione di ritirarsi sul monte di un'isola dell'Adriatico orientale.

Offrendosi come volontario dei vigili del fuoco impegnati nella salvaguardia dell'isola da possibili incendi estivi, il protagonista vivrà una vera e propria avventura spirituale al termine della quale niente per lui sarà più come prima.

Ivica Prtenjača, nato a Rijeka/Fiume nel 1969, è un poeta, drammaturgo e romanziere croato. Ha pubblicato una decina di libri, fra cui alcuni tradotti in spagnolo e macedone. Brdo/Il monte è il suo secondo romanzo, premiato nel 2014 dalla casa editrice VBZ e da Tisak media quale miglior romanzo dell'anno.

20 Gen2017

LJEPŠI KRAJ O UNA FINE PIU’ FELICE DI BEKIM SEJRANOVIĆ

Il protagonista del romanzo è un bosniaco con passaporto norvegese che vive da nomade, senza riuscire a stabilirsi da nessuna parte in maniera duratura. Cambia mestieri, luoghi, donne. La sua vita è pervasa da un sentimento di angoscia e di vuoto che di volta in volta placa con alcool e stupefacenti. Un giorno, dopo l’ennesimo fallimento in amore, stanco e insoddisfatto della propria esistenza si ritira nella Bosnia profonda, in una capanna ereditata da suo nonno. Solo e isolato inizia a scrivere un diario in cui alterna il racconto della quotidianità in Bosnia alle vicissitudini passate in Norvegia. Della Norvegia ricorda soprattutto la relazione amorosa con Cathrine, l’ex fidanzata che avrebbe voluto riportarlo sulla retta via, ma anche tutta una serie di amici di diversa origine e provenienza nelle cui biografie si mescolano le esperienze dell’ex Jugoslavia e della Scandinavia. Trascorso un primo periodo di “astinenza” dal mondo, il protagonista comincia ad avvertire la necessità di riemergersi nella vita, anche se non sa esattamente a quale scopo. È il momento in cui entra in scena Salih, un lontano parente che gli chiede di aiutare la sorella Almasa a fuggire in Norvegia. Il motivo della fuga sarebbe il desiderio della giovane donna di sottrarsi alla prospettiva di un matrimonio combinato con un wahabita locale. Non appena i due si mettono in viaggio Almasa svela all’uomo che è incinta di un invalido di guerra che peraltro non è sicura di amare veramente. L’unico suo desiderio è mettere al mondo la figlia che porta nel proprio grembo. Una volta arrivati a Oslo i due parenti si sposano per consentire ad Almasa di integrarsi in Norvegia e per realizzare tutto ciò che desidera. A Oslo Almasa lavora come donna di pulizie, studia il norvegese, si prende cura della neonata Aida e della casa. È talmente decisa a portare avanti il proprio progetto di vita che riesce persino a convincere le autorità norvegesi dell’autenticità del suo matrimonio. Almasa non solo realizza se stessa, ma aiuta anche il “marito” a dare un senso alla propria vita stimolandolo a trasformare “il diario della capanna” in un romanzo a lieto fine.  

Era da un po’ di tempo che non leggevo un romanzo così ironico, divertente, ma anche toccante e crudo su temi importanti come la ricerca della libertà individuale, la questione dell’identità, l’emigrazione. Bekim usa e manipola in maniera originale le immagini di due Paesi così diversi, riuscendo persino a creare un’idea di continuità e di somiglianza fra queste realtà.

Bekim Sejranović, nato a Brčko in Bosnia ed Erzegovina nel 1972, è fra gli autori più apprezzati dell’ex Jugoslavia. Dopo un periodo di permanenza in Croazia, nel 1993 emigra a Oslo dove consegue un master in letterature slave del sud. È autore di raccolte di racconti e romanzi fra cui Nigdje Niotkuda/In nessun luogo, Da nessuna parte, per il quale nel 2009 ha vinto il prestigioso premio letterario Meša Selimović.

20 Gen2017

PATTUGLIA SULLA STRADA, UNA STORIA DI SUCCESSO TELEVISIVO

A volte i libri intraprendono percorsi che non ci aspettiamo. Ne è un esempio il volume Patrola na cesti/Pattuglia sulla strada di Jurica Pavičić, il cui omonimo racconto è stato recentemente trasformato in una serie televisiva di successo. Lo sceneggiato ispirato alla storia di due fratelli, l’uno poliziotto, l’altro contrabbandiere, ambientata al confine tra la Croazia e l‘Erzegovina negli anni Novanta, sta suscitando sempre più interesse anche all’estero. Lo scorso 24 dicembre su Il Manifesto il critico cinematografico Sergio M. Grmek Germani, grande esperto di cinema post-jugoslavo, ha segnalato Patrola na cesti tra le migliori produzioni estere del 2016. Il prossimo appuntamento con la serie prodotta da Kinorama per la tv nazionale croata è al prestigioso festival internazionale FIPA (Festival International de Programmes Audiovisuales) di Biarritz in Francia dal 24 al 29 gennaio.

Per chi è curioso di conoscere meglio la trama del racconto da cui trae origine lo sceneggiato, ne è disponibile la versione italiana, pubblicata all’interno del volume Il collezionista di serpenti, edizioni Salento Books.

Cosa altro dire se non augurarci che lo stesso successo tocchi anche al romanzo Žena s drugog kata/La donna del secondo piano, la cui versione tedesca uscirà prossimamente presso Scruf & Stipetic.  

Per ulteriori informazioni su Jurica Pavičić e le sue opere si può consultare il sito dell’autore: http://juricapavicic.com/

 

 

05 Dic2016

MILEVA EINSTEIN, TEORIJA TUGE

A poco più di un anno dall’uscita in Croazia del romanzo Dora i Minotaur, moj život s Pikasom/Dora e il Minotauro, la mia vita con Picasso, Slavenka Drakulić, una delle voci più potenti della letteratura croata, ci racconta il destino di un’altra donna, che nella storia non verrà ricordata per il proprio talento, ma per essere stata compagna di un uomo di successo. La protagonista del nuovo romanzo dell’autrice, pubblicato da Fraktura di Zagabria, è Mileva Marić (1875 – 1948), la prima moglie del più famoso scienziato del XX secolo, Albert Einstein.

Prima di diventare marito e moglie Mileva e Albert Einstein furono compagni d’università. Si conobbero nel 1898 fra i banchi del Politecnico di Zurigo dove Mileva era l’unica studentessa iscritta al corso di fisica e matematica, all’epoca una delle prime in Europa. Furono l’interesse e la passione per la scienza e la musica ad avvicinarli. Come in campo scientifico, così anche in quello sentimentale Einstein era un anticonformista, un giovane fuori dal comune. Alcuni aspetti di Mileva che da molti erano percepiti come difetti, per lui erano irrilevanti. Il fatto che Milena fosse zoppa e di religione serbo-ortodossa era poco importante rispetto al fascino della sua personalità e della sua intelligenza. Albert e Mileva trascorrevano insieme ore e ore studiando e discutendo i problemi della scienza. Lei lo aiutava negli esercizi di matematica che successivamente si rivelarono importanti per l’elaborazione delle sue teorie.

Nel 1902 la coppia ebbe una figlia di nome Lieserl. Per quanto fosse un evento felice, la gravidanza destò nella coppia molta preoccupazione. All’epoca avere un figlio fuori dal matrimonio era socialmente inaccettabile e scomodo, soprattutto per Albert che, nonostante lo straordinario talento e la grande ambizione, non riusciva a trovare un lavoro. Fu in queste circostanze che la coppia decise di far nascere la bambina a Novi Sad, luogo di origine di Mileva, e di affidarla alla famiglia di lei in attesa di una situazione più favorevole. Il distacco da Lieserl fu un sacrificio soprattutto per Mileva. Il pensiero della neonata costretta a crescere lontano dalla madre non la lasciava tranquilla e le impediva di concentrarsi negli studi. Contrariamente a quanto sperasse, il matrimonio con Albert nel 1903 e il miglioramento delle loro condizioni economiche non accelerarono il ritorno della piccola. Sfortuna volle che la bambina si ammalò e morì all’età di due anni non ancora compiuti. Per Milena fu un trauma profondo da cui non si riprese più. La morte di Lieserl lasciò in lei un grande vuoto e un senso di colpa che ebbero conseguenze pesanti sulla sua psiche. Mileva non riuscì a laurearsi, a compiere quel primo passo verso l’emancipazione e l’indipendenza che aveva tanto sognato. Nonostante tutti i sacrifici l’aspirante scienziata dovette rassegnarsi ad accettare il ruolo di moglie e madre di due figli, Hans Albert ed Eduard, nati rispettivamente nel 1904 e 1910. Il peso della maternità si fece sentire in modo particolare dopo la nascita del secondo figlio. Fu in seguito a questo evento che Mileva iniziò a ritirarsi progressivamente in sé stessa e ad abbandonare i propri interessi. Giorno dopo giorno diventò sempre più una donna comune la cui unica preoccupazione era seguire i figli e il marito in carriera. Albert non la considerava più un’interlocutrice interessante e di pari livello. Nel 1914 la coppia sprofondò in una crisi irreversibile. Ne è prova una lettera che in quell’anno Albert fece recapitare a Mileva. Lo scienziato chiese a sua moglie di rinunciare a qualsiasi tipo di intimità coniugale e di limitarsi all’esecuzione di una serie di ordini relativi alla pulizia e alla cura della sua persona. Per Mileva fu un colpo durissimo. Appena si riprese dallo shock capì che quel brutale messaggio di Albert era in realtà un pretesto per allontanarla e favorire l’ingresso nella propria vita di un’altra donna, Elsa Löwenthal. Profondamente ferita nel proprio orgoglio, Mileva, che all’epoca si trovava a Berlino dove Albert era stato assunto all’Università, decise di tornare a Zurigo con i figli. La coppia divorziò nel 1919. Anche se Albert non smise mai di sostenere materialmente i figli e li frequentò occasionalmente, la responsabilità della loro educazione ricadde tutta su Mileva che nel frattempo cominciò ad accusare gravi problemi di salute.  

Facendo riferimento a elementi biografici, Slavenka Drakulić ricostruisce con perspicacia e sensibilità le circostanze che hanno portato questa donna dal talento straordinario a rinunciare a sé stessa e ad accettare ruoli sociali che non aveva mai veramente desiderato. Tuttavia il romanzo della Drakulić non è solo il ritratto di una personalità eccezionale come Mileva, ma anche specchio di un’epoca in cui la donna, salvo qualche fortunata eccezione, è ancora lungi dall’essere protagonista del proprio tempo.

05 Dic2016

HOLOGRAMI STRAHA/OLOGRAMMI DI PAURA

è il romanzo d’esordio di Slavenka Drakulić pubblicato nel 1987, un’opera di autofinzione in cui l’autrice evoca l’esperienza personale della malattia.

La voce narrante è una giovane donna affetta da una disfunzione renale, una malattia dalla quale si può “guarire” solo sottoponendosi al trapianto del rene di un donatore, un’operazione molto difficile e dall’esito incerto.

La paura e l’incertezza sono in effetti i sentimenti dominanti di questo romanzo tutto incentrato sul complesso rapporto fra il corpo e la psiche della protagonista.

Ologrammi di paura può essere letto come un’opera fondamentale dell’autrice in quanto il tema del corpo femminile esposto a traumi quali malattia e violenza diventerà il leitmotiv di diversi suoi libri tra cui Il letto di Frida, Come se io non ci fossi, L’accusata.  

Il romanzo, accolto con grande favore dalla critica, è stato pubblicato in diversi Paesi, ma non è mai stato tradotto in Italia. Qui di seguito proponiamo la traduzione in italiano di un brano:

Quando ero molto giovane, mi davano fastidio gli sguardi dei passanti. Mi vestivo di nero, portavo pantaloni e capelli corti. Non mi truccavo di nascosto con il rossetto o la matita per gli occhi di mia madre. Non mi provavo la sua cipria davanti allo specchio. Sapevo che non sarei mai stata bella come lei, la sua bellezza era per me irraggiungibile. Mi offriva i suoi vestiti, una camicia gialla di organza, una gonna a quadretti. Per il Capodanno del 1965 mi prestò un abito di tulle nero con delle palline argentate e un’ampia sottoveste di seta frusciante. Lo indossai. Mi misi davanti allo specchio. Le spalline caddero scoprendo le spalle ossute. Le mie braccia erano troppo lunghe e nodose, il girovita largo e le gambe corte. Il vestito con le sue pieghe irregolari pendeva come uno straccio. Provai subito invidia – quel vestito addosso a mia madre diventava aderente, sfavillante, vivo – poi disprezzo verso quel mio corpo goffo che mai più avrebbe indossato abiti da sera. Mi vennero i crampi allo stomaco, rinunciai all’abito di mia madre e alla festa di Capodanno. Mi misi a letto, tutta la notte ascoltai voci, musica, canti, ma i crampi non cessarono. Crebbi con quel disprezzo silenzioso, lontana dai propri piedi e fianchi, dai collant e reggiseni, dai profumi, dalla seta e dalle labbra tinte di rosso. Era all’epoca che iniziai a esercitarmi nella rinuncia. Come se avessi intuito. Avevo creato una separazione, tratto una linea di demarcazione tra il visibile e l’invisibile optando per quello che non si poteva abbracciare con lo sguardo. Avevo tradito il mio corpo. Molto tempo dopo il corpo ha tradito me.

Il corpo ricorda tutto.

Il disprezzo che per anni ho coltivato come un’intima difesa si rivelò utile quando la malattia iniziò ad attaccarmi. Non avrei potuto sopportare tutti i mutamenti, soffrire la magrezza, la stanchezza, le infiammazioni, i dolori alla schiena, le nausee. Così invece, tranne nei momenti di maggiore dolore, mi comportavo come se tutto ciò non succedesse a me. Non volevo farci attenzione. Non volevo parlarne.

Più la malattia mi attaccava, più dedicavo attenzione a me stessa. Iniziai a truccarmi. Con il passare del tempo il truccarsi era diventato un modo per ingannare la malattia, una sorta di mascheramento che mi faceva stare bene: accidenti lei sta così bene, non si direbbe che è malata. Al mattino mi truccavo con cura: mi mettevo la crema, la cipria, la matita, l’ombretto, il mascara. Coprivo le tracce della dialisi del giorno precedente, il gonfiore del viso, le rughe precoci, il rossore degli occhi. Con la cipria nascondevo le occhiaie, il pallore delle guance, con il rossetto rosso le labbra esangui. Mi truccavo finché non raggiungevo l’aspetto di una giovane bella e spensierata che si muove con leggerezza, come se fosse su una passarella…    

Sopra la maschera della morte, ne disegnavo un’altra a colori. Era un modo per respingere la morte lontano da me, per raggirarla, ammaliarla, stregarla, posticiparla. Credevo di essere io a condurre il gioco, ma era un’illusione.

Il mio viso era una maschera colorata. Il viso sul quale inscrivevo i segni segreti era il mio talismano. Soltanto ora che l’ho perso so che era mio e accetto a fatica la sua trasformazione in qualcosa di sconosciuto. In un’altra donna.

08 Ott2016

A FRANCOFORTE CON SLAVENKA DRAKULIĆ

Si avvicina il tanto atteso appuntamento con la Fiera del libro di Francoforte. Quest’anno il ricco programma di eventi dedicati all’editoria internazionale prevede anche un incontro con Slavenka Drakulić, giornalista e scrittrice, autrice di numerosi saggi e romanzi fra cui Dora i Minotaur/Dora e il Minotauro pubblicato recentemente in tedesco dalla casa editrice Aufbau.

Il romanzo scritto sotto forma di diario, ripercorre la vita di Dora Maar, una fotografa surrealista di origini franco-croate, che spesso e volentieri viene ricordata come musa e amante di Picasso piuttosto che un’artista di talento.

Pur non essendo stato ancora tradotto in italiano, il libro sta suscitando interesse anche in Italia dove lo scorso marzo su SkyArte è stato trasmesso il documentario Artists in Love con una puntata dedicata al rapporto fra Dora Maar e Picasso, alla cui realizzazione ha collaborato la stessa Slavenka Drakulić.

Per ulteriori dettagli sull’incontro previsto per il 19 ottobre consultare il sito di Aufbau: http://www.aufbau-verlag.de/index.php/literatur-unterhaltung/frauenromane/dora-und-der-minotaurus.html

08 Ott2016

BONAVIA DI DRAGAN VELIKIĆ

è un libro che non si esaurisce alla prima, ancor meno alla seconda lettura. Pubblicato nel 2013 da Meandarmedia, il romanzo racconta le vite di Marko, Marija e Kristina i cui percorsi si incrociano tra Belgrado, Budapest e Vienna nel periodo successivo alla dissoluzione della Jugoslavia.

Come si legge nell’epilogo, il romanzo trae ispirazione dall’hotel Bonavia, uno storico albergo di Rijeka/Fiume, costruito all'epoca dell’Impero asburgico e tutt’ora esistente, crocevia di molteplici destini, compreso quello dell’autore.  

Dragan Velikić (Belgrado, 1953) è uno dei più autorevoli scrittori serbi le cui opere sono state tradotte in molti Paesi.
In Italia è noto grazie alla traduzione di alcuni suoi pluripremiati romanzi fra cui Via Pola (2009), La finestra russa (2011), Il muro del nord (2012), Astrakan (2013) tutti pubblicati dalla casa editrice Zandonai. Nel 2008 Velikić ha ricevuto il premio letterario Mitteleuropa-Preis e nel 2013 il premio della città di Budapest, che solo eccezionalmente viene assegnato ad autori stranieri.

26 Mag2016

ISPOVJEDNA TAJNA/SEGRETO CONFESSIONALE

è il titolo del nuovo giallo di Drago Hedl, il secondo di una trilogia poliziesca che verrà completata nel 2017.
Il luogo dell’azione è ancora Osijek, una pittoresca città della Croazia orientale adagiata sul fiume Drava. Una sera d’autunno, sul ciglio di una strada nei pressi della città, viene rinvenuto il cadavere di una ragazza. Inizialmente le indagini della polizia si concentrano su uno psicopatico che aveva pedinato la giovane, per poi stringersi intorno a un potente politico locale, già accusato di coinvolgimento diretto nella prostituzione minorile.

Ispovjedna tajna/Segreto confessionale è stato accolto con grande entusiasmo dai lettori e dalla critica,  evidentemente perché Hedl, come scrive Jagna Pogačnik su Jutarnji List, riesce a fare ciò che è forse più difficile: fondere la chiarezza di scrittura con la qualità narrativa, la cronaca nera con l’alta letteratura, una vicenda criminale con il racconto di una città e della sua gente, tutti elementi che rendono questa storia di provincia interessante ben oltre le sue coordinate geografiche.  

Drago Hedl (Osijek, 1950) è un giornalista e scrittore. Le sue coraggiose inchieste sui crimini di guerra nel conflitto serbo-croato degli anni Novanta gli sono valse importanti riconoscimenti fra cui il CEI-SEEMO Investigative Journalism Award. È autore del romanzo Donjodravska obala/Sulle rive della bassa Drava per il quale nel 2014 ha ricevuto il premio letterario Kočićevo pero.

Per un approfondimento sull’autore e le sue opere si può consultare il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Drago_Hedl.

26 Mag2016

ŽENA S DRUGOG KATA, IL NUOVO ROMANZO DI JURICA PAVIČIĆ

Chi ha letto con piacere Il collezionista di serpenti, il volume di racconti di Jurica Pavičić pubblicato da Besa nel 2012, non potrà non apprezzare il suo nuovo romanzo, Žena s drugog kata/La donna del secondo piano, al cui centro vi è di nuovo il tema della famiglia e dei suoi conflitti.
Questa volta l’interesse dell’autore si concentra sul dramma di Bruna, una giovane donna che si trova a convivere con una suocera autoritaria e un marito succube della madre. Diversamente da Ivanka, la figlia ribelle del racconto Secondo piano cielo, o da Milena, la moglie insoddisfatta de La donna scomparsa, Bruna non cercherà nella fuga una soluzione ai propri problemi familiari, ma si abbandonerà al corso degli eventi che la vedranno trasformarsi in omicida.

Ci troviamo di fronte a un thriller atipico o meglio a un romanzo psicologico, come osserva Jagna Pogačnik su Jutarnji List, in cui Pavičić indaga con maestria il mondo della sua protagonista analizzando tutte le circostanze interiori ed esteriori che la portano a compiere il delitto. 

Jurica Pavičić (Split, 1965) è un giornalista, critico cinematografico e scrittore. È autore di diversi romanzi e racconti fra cui Crvenkapica/Cappuccetto rosso e Patrola na cesti/Il Collezionista di serpenti pubblicati in Italia da Salento Books. Dal suo racconto Pattuglia sulla strada è stato tratto uno sceneggiato trasmesso dalla TV nazionale croata lo scorso gennaio.

Per ulteriori informazioni sull’autore e le sue opere consultare il sito: www.juricapavicic.com

01 Giu2015

IZVJEŠTAJ O NESREĆI E ALTRI RACCONTI DI JURICA PAVIČIĆ

I racconti di Jurica Pavičić, un autore già noto al pubblico italiano, stanno suscitando sempre più interesse anche in Germania. Si tratta in particolare di tre racconti tratti da due volumi diversi e riuniti in un unico libro elettronico, Tabernakel/Tabernacolo, edito da Schruf & Stipetic.

Tra i racconti più belli e decisamente più lunghi dell’ultima raccolta di Pavičić Brod u dvorištu/Una barca nel cortile (VBZ, 2013) spicca Izvještaj o nesreći/Il rapporto sull’incidente. Al centro di questo racconto vi sono Mario e Boba, una coppia con due figli che sta vivendo una crisi coniugale. Da una parte c’è Boba insoddisfatta della propria vita e desiderosa di cambiamento, dall’altra Mario a cui invece va tutto bene. All’alba di una mattina piovosa la coppia ha un’incidente d’auto in cui perde la vita un passante. Boba era al volante, ma Mario si assume la responsabilità dell’incidente e la conseguente pena di carcere. La successiva distanza tra i coniugi approfondisce il conflitto preesistente. Tuttavia questo non sarà l’unico fattore della progressiva crisi della coppia, poiché intorno a essa tutto cambia. La guerra, la chiusura delle fabbriche, il mutamento dei valori sociali e morali incideranno profondamente sul loro rapporto. Al ritorno di Mario dalla prigione niente è più come prima, non è cambiata solo Boba, ma anche i figli, il mondo intorno. Mario sente di non appartenere più alla nuova società, né ai figli che non conoscono il peso del suo sacrificio. In queste mutate condizioni Boba troverà la forza di reagire, si adatterà, seguirà l’onda dei cambiamenti cercando il meglio per sé e per i figli. D’altronde lei voleva cambiare, Mario no. Lui invece si accontenterà di sopravvivere ritirandosi nel suo logorante segreto con il quale accompagnerà Boba fino alla morte.

“Mi piace occuparmi di circostanze, non di colpe. Le persone fanno ciò che il meccanismo delle circostanze le spinge a fare”, ha spiegato recentemente Pavičić in un’intervista durante le riprese dello sceneggiato Pattuglia sulla strada ispirato al suo omonimo racconto, che andrà in onda sulla tv nazionale croata a fine anno.

Per avere un’idea della carica emotiva di cui sono intrisi i racconti di questo autore si consiglia la lettura del Collezionista di serpenti, un bel libro apprezzato dalla critica e dai lettori. Al riguardo alcuni link: http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2012/11/28/senza-grandi-pretese-2

http://www.lettoreambulante.it/p-letture-in-corso.php

http://www.festivaletteratura.it/scheda_centoautore.php?id=3345

https://www.youtube.com/watch?v=7xhnfEmjB78

01 Giu2015

OLIVAS GARTEN, UN ROMANZO TRANSFRONTALIERO DI ALIDA BREMER

Alida, la protagonista della storia e la voce narrante, è una croata della Dalmazia trapiantata in Germania da molti anni. Un giorno del 2008 Alida riceve una lettera con la quale un certo avvocato Marković di Zara la informa di un lascito di sua nonna Oliva morta diciott’anni prima. Il lascito in questione è un uliveto, abbandonato, ma tuttora in buone condizioni, la cui proprietà deve essere giuridicamente accertata poiché si trova su un appezzamento di terra mai iscritto al catasto. In un primo momento l'idea di dover affrontare tutto il caos burocratico del nuovo Stato croato per recuperare un uliveto di cui non sa nemmeno cosa fare scoraggia Alida dall’intraprendere qualsiasi iniziativa in merito. Tuttavia il pensiero che sua nonna aveva destinato proprio a lei un pezzo di terra con un uliveto non la lascia indifferente. A sostenere la rivendicazione della proprietà familiare è il marito di Alida, un tedesco pragmatico e razionale, per il quale l’uliveto in questione rappresenta innanzitutto un bene da far fruttare. Per Alida, invece, nostalgica da sempre delle proprie origini, esso è un inestimabile deposito di affetti, ricordi, sapori, colori e suoni, al cui richiamo, nonostante tutto, non riuscirà a resistere.

È questo in sintesi il punto di partenza di un’affascinante saga familiare che si svilupperà da Münster in Germania attraverso la Croazia e il Sud Italia fino all’Egitto portando la protagonista a confrontarsi con i capitoli più bui e drammatici della storia del proprio paese dalla fine dell’Impero asburgico a oggi. Il procedimento per l’accertamento dell’eredità familiare, il cui ultimo documento risale all’epoca dell’Austria imperiale, farà riemergere i ricordi di tante battaglie familiari, di ideali e valori traditi, trasformandosi in una rielaborazione intima e personale della storia croata del ventesimo secolo.

Anche se il nome dell’autrice e della protagonista coincidono, il libro solo in parte corrisponde a persone e fatti reali. Molti episodi sono stati inventati fungendo da cornice a una storia familiare che da tempo circolava fra i parenti e che l’autrice sentiva di dover raccontare.

Il libro, scritto originariamente in tedesco e pubblicato da Eichborn Verlag di Colonia nel 2013, ha suscitato un’ondata di recensioni positive in Germania e Austria, nonché interesse per la Croazia e la sua storia.

Alida Bremer, nata a Split (Croazia) nel 1959, e residente in Germania dal 1987, è una delle più importanti mediatrici culturali croate nell’area di lingua tedesca. È nota come traduttrice di numerosi autori croati fra cui Renato Baretić, Predrag Matvejević, Edo Popović, Ivana Sajko. Olivas Garten è il suo primo romanzo.

Per ulteriori dettagli sull’autrice e sul suo romanzo visitare il sito: www.alida-bremer.de

12 Mag2015

DORA E PICASSO, STORIA D’AMORE E D’ARTE TRA FINZIONE E BIOGRAFIA

Il 29 aprile a Zagabria è stato presentato il nuovo romanzo di Slavenka Drakulić, Dora e il Minotauro: la mia vita con Picasso, pubblicato da Fraktura. La protagonista del romanzo è Dora Maar, fotografa surrealista di origini franco-croate, nota come musa e amante del celebre Pablo Picasso. I due artisti si conobbero a Parigi nel 1936 e trascorsero insieme sette anni, un periodo turbolento e difficile che fu raffigurato da Picasso in una serie di dipinti, fra i quali Dora e il Minotauro (1936) e Donna che piange (1937), opere che forse al meglio ritraggono e preannunciano la drammatica evoluzione del loro rapporto.

Il romanzo si presenta sotto forma di diario in cui Dora Maar, in seguito alla traumatica separazione da Picasso, cerca di capire le ragioni profonde del proprio fallimento personale e artistico, i motivi che l’hanno allontanata da se stessa e dalla propria arte. Gli elementi biografici a cui si fa riferimento fungono solo da spunto e contorno all’immaginazione dell’autrice, come già avvenuto nel suo romanzo precedente, Il letto di Frida, libro dedicato alla celebre pittrice messicana Frida Kahlo.

09 Apr2015

OLJA SAVIČEVIĆ IVANČEVIĆ ALLA FIERA DI LONDRA

Alla prossima Fiera del libro di Londra, in programma dal 14 al 16 aprile, sarà presentata l’edizione inglese del romanzo Adio kauboju/Farewell, cowboy della scrittrice croata Olja Savičević Ivančević.

La presentazione del libro, edito da Istros Books, si terrà martedì 14 aprile alle ore 18.30 presso lo stand del Ministero della Cultura croato (n. 5C131), mentre giovedì 16 aprile alle ore 13.00 al Tristam Bates Theatre si potrà partecipare a uno spettacolo tratto dall’omonima opera e diretto dal regista Ivica Buljan.
 
Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2010, ha vinto diversi premi nazionali ed è stato segnalato da John Banville nell’antologia europea delle migliori opere di prosa del 2014.
 
Il 5 aprile, in occasione dell’uscita del libro in lingua inglese, l’Irish Times di Dublino, il più prestigioso quotidiano irlandese, ha dedicato un’ampia recensione al romanzo che si può leggere sul seguente link: http://www.irishtimes.com/culture/books/farewell-cowboy-by-olja-savi%C4%8Devi%C4%87-a-beautiful-subversively-appealing-novel-1.2161300
 
Al momento è disponibile la traduzione in italiano delle prime 70 pagine del libro. Un brano di questa traduzione è stato pubblicato su Libar.it nella sezione news con il titolo Kino Balkan.

08 Apr2015

DORA I MINOTAUR, MOJ ŽIVOT S PIKASOM

è il titolo del nuovo romanzo di Slavenka Drakulić in uscita presso la casa editrice Fraktura di Zagabria, che sarà presente alla prossima Fiera del libro di Londra. Il romanzo ripercorre la storia d’amore tra due celebri artisti, la fotografa Henriette Theodora Markovitch, in arte Dora Maar, e Pablo Picasso.  

Ecco una breve anticipazione del libro tratta dalla quarta di copertina:  

“Forse la gente si chiede se questa incomprensione tra noi, tra Dora e Picasso – che non era solo sentimentale, ma anche professionale, tra due artisti – sorse perché gli ero troppo vicina, tanto vicina da credere che non stavo con lui solo perché mi usasse? Certamente sì. Ma la ragione era molto più profonda. Torno di nuovo sull’occhio: non vedevo perché non avevo più il mezzo con cui guardare. Nella relazione con lui ho perso lo strumento della vista, la fotocamera – il mio occhio, l’occhio della fotocamera. Tra lui e me, da parte mia, non c’era niente. Tra lui e il mondo, tra lui e ogni singola persona, c’era una tela. Mentre facevamo il bagno o l’amore, mentre mangiavamo e dormivamo, passeggiavamo lungo il mare o parlavamo, io ero Dora, ma lui non era Pablo, bensì Picasso. Questa era la differenza fondamentale tra noi, che mi ha cambiato la vita. Anche se Picasso avesse voluto essere Pablo, non lo poteva essere. Sin dall’infanzia viveva solo in funzione della sua arte”.

Di questo libro è disponibile una selezione di brani in lingua inglese.

16 Mar2015

SULLE RIVE DELLA BASSA DRAVA

Essere di origine tedesca nell’Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale non era per niente semplice in quanto si veniva identificati come complici della Germania nazista e dei suoi crimini. Il tema è stato affrontato da diversi scrittori nati e cresciuti in quell’epoca, fra cui anche il croato Drago Hedl, autore del romanzo Donjodravska obala/Sulle rive della bassa Drava che nel 2014 ha vinto il premio letterario Kočićevo pero.    

Hedl, di cui prossimamente si potrà leggere in italiano il giallo Izborna šutnja/Silenzio elettorale, è noto in Croazia e all’estero soprattutto come giornalista investigativo per i suoi coraggiosi articoli sui criminali di guerra negli anni Novanta.

Con il libro Sulle rive della bassa Drava Hedl si avventura per la prima volta in un genere di storia completamente diverso, più intimistico e familiare, al cui centro vi sono le vicende dei Kenig (già König), una delle poche famiglie di nazionalità tedesca sopravvissute a Osijek, nella Croazia settentrionale, dopo la seconda guerra mondiale. Lasciandosi trasportare dalla voce del piccolo Dado, il protagonista del romanzo e il membro più giovane dei Kenig, l’autore narra il destino di una famiglia di origine tedesca (Volksdeutsche) alle prese con il violento e repressivo regime comunista negli anni Cinquanta.

Uno degli elementi del libro che ha colpito maggiormente la critica è l’atmosfera di quegli anni evocata attraverso una pittoresca descrizione delle località, delle abitudini e degli stili di vita, nonché per mezzo della lingua stessa, ricca di termini di matrice tedesca.

A differenza di molti altri autori che si sono occupati della sorte delle famiglie tedesche nel secondo dopoguerra, scrive la critica Jagna Pogačnik sul quotidiano nazionale Jutarnji List, Hedl privilegia la quotidianità rispetto all’ideologia, lo scorrere del tempo nel quale, nonostante  tutti gli ostacoli e le insidie, i singoli protagonisti cercano di guardare al futuro spinti dall’istinto di sopravvivenza.

Le vicende del protagonista Dado Kenig sulle sponde della bassa Drava non terminano con questo primo volume in quanto Hedl sta già lavorando sulla seconda parte dell’opera il cui titolo provvisorio è Vrijeme seksa u doba nevinosti/Sesso nell’epoca dell’innocenza.

16 Mar2015

CORPO DEL SUO CORPO

Da quanto si legge sui giornali in Italia sono in atto nuove politiche di sensibilizzazione dei cittadini in tema di donazione degli organi. Lo sforzo delle istituzioni, in particolare dei comuni e del centro nazionale trapianti, è di mobilitare un numero sempre maggiore di cittadini pronti a donare un organo. In un prossimo futuro sarà per esempio possibile dichiarare la propria disponibilità presso il comune di residenza al momento della richiesta della carta d’identità. Tutto ciò per il semplice fatto che il numero di persone in attesa di un trapianto continua a essere di gran lunga superiore a quello dei potenziali donatori. A quanto pare la causa di questo problema non risiede solo nella carenza di informazioni tecniche sulla procedura della donazione, ma anche nell’atteggiamento culturale secondo il quale spesso la malattia è ritenuta un problema dei malati e delle loro famiglie. Poiché viviamo in una società dove la sanità è un diritto di tutti siamo portati a credere che siamo solidali, che ci preoccupiamo abbastanza gli uni degli altri. Ma è davvero così?

Cosa significa ricevere un organo altrui, lo ha raccontato anni fa la scrittrice e giornalista Slavenka Drakulić nel suo toccante libro-reportage Flesh of her Flesh/Corpo del suo corpo. L’opera è frutto di una straordinaria esperienza di incontro con la propria donatrice di rene negli Stati Uniti e con altri donatori che hanno rinunciato volontariamente a una parte di sé per donarla a uno sconosciuto.

Di fronte a un dono così immenso quale la vita è impossibile per la Drakulić non cercare di capire le motivazioni profonde che spingono persone comuni a compiere atti di tale altruismo e generosità senza ricevere nulla in cambio. Le risposte che ottiene dai suoi interlocutori sono molteplici e diverse, ma ciò che accomuna tutti è il desiderio profondo di salvare la vita a chi rischia di morire. Un altro aspetto interessante del libro è l’emergere di un individualismo americano diverso da quello che noi europei normalmente ci immaginiamo: un individualismo fondato sulla solidarietà reciproca e sulla consapevolezza di essere strettamente dipendenti gli uni dagli altri.

Corpo del suo corpo, dedicato a Christine Swenson, la donatrice americana di Slavenka Drakulić, è un libro che tutti dovrebbero poter leggere perché aiuta a riflettere meglio su se stessi e sulla società in cui viviamo.

05 Feb2015

LEGGERE DONNA

È appena uscito il numero 166 di Leggere Donna, rivista trimestrale aperta a confronti fra donne di diverse epoche e origini. Anche in questo numero un ampio spazio viene dato alle novità editoriali e ad alcune intellettuali di spicco come Hannah Arendt, Freya Stark, Frida Kahlo, Lisette Model. La parte centrale della rivista è riservata al saggio di Slavenka Drakulić, Flirtare con uno sconosciuto, tradotto dall’inglese da Estera Miočić. Il saggio, pubblicato originariamente su Eurozine, è un’interessante riflessione sull’invecchiamento femminile, considerato, a quanto pare, ancora un tabù nella nostra società. Leggere Donna è reperibile nella biblioteche italiane o tramite abbonamento. Per ulteriori informazioni sulla rivista visitare il sito dell’Associazione Leggere Donna:  http://www.tufani.net/leggere-donna-2015/item/602-leggere-donna-n-166.html

05 Feb2015

LO STRANIERO

Il numero 176 de Lo Straniero, il mensile diretto da Goffredo Fofi, offre interessanti riflessioni sull’attualità con saggi e reportage da diverse parti del mondo, dalla Francia, con al centro la strage di Parigi, alla Nigeria, dall’Ucraina fino ai Balcani. Non solo politica e attualità, ma anche, come sempre, racconti, poesie, recensioni di libri e film. Tra i vari contributi si segnala Skopje: il post-comunismo nella sala degli specchi, un lucido reportage del giornalista e scrittore Jurica Pavičić, tradotto dal croato da Estera Miočić. Il saggio, già pubblicato su Oris e Lettre International, analizza il complesso rapporto tra ideologia e architettura nel contesto delle società post-comuniste dell’Europa orientale. Lo Straniero è disponibile in forma elettronica e cartacea. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito: http://www.lostraniero.net/archivio-2015/171-febbraio-n-176/907-febbraio-2015-n-176.html

19 Gen2015

IZBORNA ŠUTNJA/SILENZIO ELETTORALE

è il titolo del poliziesco di Drago Hedl pubblicato recentemente dalla casa editrice Ljevak di Zagabria. La storia si svolge nel Nord della Croazia, a Osijek, una città adagiata sul fiume Drava. Sull’argine del fiume, a distanza di pochi giorni, vengono trovati i cadaveri di due ragazze, poco più che bambine. Nonostante i corpi siano privi di segni di violenza, alcuni importanti indizi fanno sospettare l’esistenza di un serial killer. “Lui è ovunque, da lui non si può fuggire”, sono le parole riferite dall’ultima delle due vittime a Stribor Kralj, giornalista investigativo sin dall’inizio impegnato sul caso. Ma chi è l'uomo onnipresente che le due minorenni, amiche del cuore e compagne d'orfanotrofio, conoscevano senza poterne svelare l'identità? E perchè avrebbe dovuto ucciderle? Per risolvere l'enigma l'ispettore Vladimir Kovač non dovrà farsi distrarre dalle macchinazioni pre-elettorali di un politico in ascesa.

Izborna šutnja/Silenzio elettorale, secondo la critica, vanta tutte le caratteristiche dei migliori gialli di scuola scandinava: una storia criminale ben congegnata, dinamica, ma nello stesso tempo socialmente sensibile con i protagonisti ritratti in un ambiente specifico e nelle situazioni di vita quotidiana.

Secondo Jagna Pogačnik, critica del quotidiano Jutarnji list, Silenzio elettorale racconta il meglio e il peggio della nostra società, storie di matrimoni e di famiglie, di genitori morenti, di amicizie e di affetti, persino la storia di un cactus. E in tutto ciò non si avverte alcuna schematicità nello stile, in quanto tutto si fonde in maniera molto elegante e si compone in un insieme perfetto, con un finale teso, spettacolare, nel quale alcune questioni rimangono volutamente prive di una risposta definitiva, proprio perchè è il momento del silenzio elettorale.  

"Silenzio elettorale è il primo, ma non l'ultimo giallo della serie", annuncia Hedl in una recente intervista al quotidiano Slobodna Dalmacija, poiché  "all'ispettore Kovač spettano ancora molti casi da risolvere".

Drago Hedl, nato a Osijek (Croazia) nel 1950, è un giornalista investigativo e scrittore. I suoi articoli sui criminali di guerra negli anni Novanta gli sono valsi diversi premi internazionali tra cui l'Erhard Busek Award for Better Understanding in South East Europe. È autore del romanzo Donjodravska obala/Sulle rive della bassa Drava, storia di un ragazzo della minoranza tedesca nella Jugoslavia comunista. Nel 2013 il romanzo ha ricevuto il Kočićevo pero, un premio letterario della Fondazione Petar Kočić di Banja Luka e Belgrado. Hedl è anche corrispondente del portale informativo italiano Osservatorio dei Balcani e del Caucaso.

 

19 Gen2015

LORO NON UCCIDEREBBERO UNA MOSCA

Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario della strage di Srebrenica, il massacro in cui furono uccisi e gettati nelle fosse comuni più di settemila civili musulmani. La guerra nell'ex Jugoslavia, come è noto, non fu solo una lotta per l'indipendenza e la difesa della propria patria da parte dei serbi e dei croati, ma anche un atto di pulizia etnica che ha coinvolto vasti strati della popolazione.
Ma chi erano i protagonisti di questi crimini, uomini le cui atrocità hanno sconvolto e indignato il mondo intero? E come si è arrivati a commettere crimini di tale portata?
Della questione si è occupata in modo particolare Slavenka Drakulić in numerosi articoli, nonché nel suo suggestivo libro They Would Never Hurt a Fly. War Criminals on Trial in the Hague. In questo volume, pubblicato da Abacus nel 2004 e giunto ormai alla nona edizione, l'autrice esamina alcuni casi di persone processate per crimini contro l'umanità arrivando a concludere, con una certa dose di amarezza, che nulla, proprio nulla, distingue questi uomini da persone comuni. Parlando di tre bosniaci serbi (Kunarac, Kovač e Vuković) accusati di stupri di massa, torture e violenza sulle donne musulmane, la Drakulić constata: “Loro appaiono così normali. […] Se vi fosse capitato di incontrare qualcuno di questi tre uomini prima della guerra, probabilmente non li avreste considerati particolarmente violenti. Loro non erano diversi da altri uomini – tre ragazzi a cui piaceva bighellonare nei bar del paese.“
Anche se concorda sul fatto che in ogni comunità c'è una percentuale di persone malate pronte a commettere i peggiori crimini, tale considerazione non può spiegare o giustificare la quantità di violenze manifestatesi in quegli anni. Per la Drakulić sono altre le questioni che hanno avuto un ruolo scatenante in questa terribile vicenda: pressioni sociali e politiche, nonché la mancanza di verità storica. Ricordando la sua infanzia nella Jugoslavia di Tito la Drakulić afferma: “la mia generazione è cresciuta senza aver studiato la storia – la storia che sapevamo era una bugia, falsità.“
La politica dell'odio e della distruzione perseguita dai leader nazionalisti alla fine degli anni Ottanta ha fatto sì che i vicini di casa si trasformino in nemici, che “le persone comuni – un autista, un cameriere, un commerciante – diventino criminali per opportunismo, paura e, non di meno, per convinzione.”
Il meccanismo che ha portato a tutto ciò è già noto nella storia dell’umanità, spiega l'autrice citando come esempio l’antisemitismo nella Germania nazista, ovvero la costruzione dell'altro come oggetto di odio: “Si inizia“ dice l'autrice “identificando l’oggetto d’odio e fornendo ragioni convincenti per esso. Le ragioni non devono essere razionali o necessariamente vere. La cosa più importante è che siano convincenti, perché è proprio ciò che le rende accettabili alle persone. Simili 'giustificazioni' si basano di solito sui miti (per esempio il mito dei serbi come nazione sacra, o il mito dell'indipendenza croata, un sogno durato cent'anni) e sui pregiudizi (i serbi sono primitivi, i croati sono nazisti, i musulmani sono stupidi). Esse sono efficaci se questi miti e pregiudizi si radicano nella realtà, così come nella storia delle guerre precedenti, nelle differenze culturali e religiose”.
L’odio è efficace, dice la Drakulić, se le persone si abituano ad esso lentamente, passo dopo passo, finché non viene assorbito nelle loro vite quotidiane. A quel punto “gli ‘Altri’ diventano privi di tutte le caratteristiche individuali. Non ci sono più conoscenti o professionisti con nomi specifici, abitudini, apparenze e caratteristiche; a posto loro ci sono membri del gruppo nemico. Quando, in tal modo, una persona è ridotta a un'astrazione, si è liberi di odiarla poiché l'ostacolo morale è stato già abolito. Se è stato ‘dimostrato’ che i nostri nemici non sono più esseri umani, non siamo più obbligati a trattarli come tali. Poco importa se così facendo pure noi ci riduciamo a una categoria astratta, che non siamo più individui poiché agli occhi del 'nemico' anche noi diventiamo ‘Altri’”.
In Croazia, come nella Germania nazista, è successo proprio questo, dice la Drakulić: si è smesso di salutare le persone di altre nazionalità, forse solo perché si aveva paura di essere visti come coloro che riconoscevano gli altri. “È incredibile”, commenta la scrittrice, “che un’apparentemente insignificante concessione, questo piccolo atto di adattamento alla nuova realtà dell'omogeneizzazione nazionale, ci abbia posti su una strada pericolosa […]. Molte persone in Croazia, Serbia e Bosnia si sono adattate a un misto di propaganda di Stato, opportunismo, paura e indifferenza che ha creato la regola di comportamento senza essere veramente consapevoli delle conseguenze”.

17 Dic2014

POLA: STORIE DI GENTI E CONFINI

Domenica 14 dicembre si è conclusa la ventesima Fiera del libro di Pola, Sa(n)jam knjige u Istri, il più vivace evento librario in Croazia. La Fiera nasce nel 1995, alla fine della guerra nell'ex Jugoslavia, per iniziativa di un gruppo di entusiasti polesi riuniti intorno alla nota libreria cittadina Castropola. Con l'idea di valorizzare e salvaguardare il patrimonio multiculturale della propria terra e di resistere ai galoppanti nazionalismi dell'epoca, la Fiera ha coinvolto sin dall'inizio interlocutori della regione ex-jugoslava, ma anche di altre zone d'Europa, a cui il territorio dell'Istria si sente storicamente e culturalmente vicino: la regione del Friuli Venezia Giulia, il mondo mitteleuropeo, l'Europa orientale e mediterranea. Il fulcro dell'evento è Pola, città antichissima di lingua croata e italiana, che nell'Ottocento raggiunse il suo massimo sviluppo come principale porto militare dell'Impero asburgico. Quest'anno, nell'anniversario dello scoppio della prima guerra mondiale, la Fiera non ha potuto non ricordare uno degli episodi più tragici della storia europea di cui Pola, suo malgrado, fu teatro. Del 1914 e delle sue ripercussioni sul mondo di oggi hanno parlato decine di autori, fra cui i bosniaci Miljenko Jergović, Ivan Lovrenović, Andrej Nikolaidis, i croati Daša Drndić, Ivana Simić Bodrožić, Ante Tomić, i serbi Bora Ćosić, Teofil Pančić, Dragan Velikić, gli scrittori italiani Claudio Magris e Paolo Rumiz, nonchè diversi autori austriaci, ucraini, turchi, russi e francesi. Alle letture e alle discussioni di libri per piccoli e adulti si sono succeduti e alternati concerti, mostre, conferenze, tavole rotonde, proiezioni di film. A Pola in questo 2014 si sono ancora una volta riallacciati e ristabiliti legami e alleanze fra persone e mondi diversi che hanno molto in comune.
Ecco come il Piccolo di Trieste ha salutato la ventesima Fiera del libro di Pola: http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/12/05/news/la-fiera-del-libro-festeggia-a-pola-i-primi-vent-anni-1.10442839?ref=search

17 Dic2014

LIBRI OLTRE LE FRONTIERE

Ogni libro è un territorio sconfinato e limitato allo stesso tempo. Il suo limite è dato spesso dalla lingua in cui è scritto. Questo spazio del libro è esplorabile, vivibile, comprensibile solo per coloro che si muovono dentro i suoi confini linguistici. Per tutti gli altri è uno spazio senza senso, un insieme di segni indecifrabili e impronunciabili, qualcosa di profondamente estraneo. Rendere riconoscibili e comprensibili questi segni all'altro significa farsi capire, condividere, scoprire che in fondo ci si conosce già e che forse non si è estranei, ma soltanto diversi.
Gli organizzatori della Fiera del libro di Pola, Sa(n)jam Knjige u Istri, hanno compreso i rischi dell'isolamento dei libri croati rispetto a tanti potenziali lettori stranieri e, insieme al Ministero della cultura, hanno deciso di favorire la loro conoscenza avviando un programma di scambio tra traduttori, agenti, editori e festival internazionali. Durante la seconda edizione del fellowship, tenutasi dal 3 al 7 dicembre, i partecipanti hanno avuto la possibilità di conoscere più da vicino il mondo letterario croato con tutte le sue specificità linguistiche, stilistiche e tematiche, così come di informarsi sulla produzione culturale e letteraria di altri paesi attraverso la presentazione di festival, premi, iniziative e opportunità di scambio. Quest'anno al fellowship di Pola hanno preso parte, fra gli altri, le case editrici croate Fraktura, Edicije Blažević, Ocean more, le serbe Geopoetika e Clio, la bosniaca Unipress, l'olandese Uitgeverij Cossee, l'inglese MacLehose Press, la finlandese Siltala Publishing, il festival sloveno di Vilenica, Il festival Ifoa di Toronto, nonchè le traduttrici Brigitte Döbert ed Estera Miočić. A tavola, intorno al buon cibo istriano, con pesci e vini squisiti, ci siamo raccontati tante storie di vita e di viaggi, di lavori e di famiglie migranti. Ci siamo osservati, indagati, mescolati e, spero, anche ispirati. Sfortunatamente nessun editore italiano ha condiviso la nostra compagnia, Kumpanija od libra. Si spera non per mancato interesse o informazione, ma per un contrattempo che, ci auguriamo, sarà superato nel 2015.

26 Nov2014

LA PARABOLA DEL MANDARINO DALMATA

È la stagione dei mandarini, palline arancioni con foglie verdi, frutti tanto noti e familiari che difficilmente riusciamo a immaginare provenienti da terre lontane. Ma come tante altre piante anche i mandarini nascondono un’origine diversa e una storia migrante. Originari dell’Estremo Oriente a un certo punto si sparsero nel resto del mondo e all’inizio dell’Ottocento raggiunsero anche il Mediterraneo. Oggi abbiamo i mandarini cinesi naturalizzati spagnoli, italiani – o meglio siciliani, calabresi, pugliesi –, i mandarini maltesi e anche quelli croato-dalmati. Il radicamento del mandarino nella terra d’oltremare,  sulle sponde dell’Adriatico orientale, non fu facile né immediato. Come per le persone migranti, anche per i frutti migranti ci vuole un terreno fertile, un clima e un ambiente adatti, perché emettano radici, si sviluppino, crescano e si espandano. Chi li accoglie deve essere disponibile a conoscerli, a capire come trattarli e rapportarsi a loro. All’epoca quando comparvero in Dalmazia i mandarini vennero percepiti come frutti esotici e curiosi. Fino a quel momento si conoscevano solo i loro simili, i limoni e le arance, introdotti molto tempo prima. Le arance erano frutti rari e pregiati delle tavole più abbienti e benestanti. Erano associate ai pittoreschi trabaccoli pugliesi dai quali, all’inizio del Novecento, sbarcavano in tutta bellezza facendo sfoggio sulla sponda orientale. Queste arance portavano con sé l’aria dell’Occidente, il richiamo di terre lontane, il profumo dei meravigliosi giardini terrazzati d’oltremare. Ma che prospettive poteva avere un mandarino accanto a un’arancia, già conosciuta e apprezzata? Probabilmente nessuna, se non gli fosse capitato un amico e un estimatore profondo che l'aveva assaporato e apprezzato. Questo amico, un uomo colto e curioso, riuscì a convincere gli agricoltori dalmati a investire il loro tempo e denaro per far crescere e radicare il mandarino. Il trapianto del mandarino diede risultati favolosi. Grazie alla sua coltivazione un’estesa area paludosa nella valle della Narenta fu trasformata in una delle zone più fertili della Dalmazia.  “La California jugoslava!” si vantavano gli agricoltori ogni volta che qualche amico o collega veniva a trovarli. Ma a un certo punto nella terra di adozione del mandarino scoppiò una guerra. Pure il mandarino, come tanti altri frutti, ne rimase sconvolto e disorientato. Perse molti dei suoi estimatori, amici e consumatori. La sua stessa sopravvivenza venne messa a rischio. Venne declassato, disprezzato, in gran parte abbandonato. Gli dissero che erano in troppi e che doveva cercarsi un’altra sistemazione. Fortunatamente lo vollero in Russia. Là i mandarini non crescevano e i russi ne erano ghiotti. Ma la sua fortuna nel profondo nord non ebbe lunga durata. Anche lì ci fu una guerra, tra russi e ucraini. Poco dopo lo  scoppio del conflitto un decreto europeo contro il governo russo rese impossibile il suo spostamento verso quelle terre. Così il mandarino dovette rimanere a casa, confuso e infelice. “Siete in troppi”, continuano a ripetergli ogni giorno i croati , “il mondo è pieno di mandarini come voi, anche più economici. È costoso mantenervi”. E il mandarino dalmata non sa più cosa fare. È evidente che a casa non può restare, e d’altra parte, andarsene via è un’impresa quasi impossibile. Al mandarino non sta bene marcire sugli alberi, vuole servire al suo scopo. Vuole nutrire, rendere felice e sana la sua gente. Nell’attesa di capire quale sarà il suo futuro è sempre più consapevole della propria impotenza e del fatto che le sue sorti non dipendono solo da decisioni locali, ma anche da quelle di gente lontana che forse mai conoscerà.

Questo breve racconto di Estera Miočić si ispira a un articolo di Jurica Pavičić apparso sul quotidiano Slobodna Dalmacija il 13 novembre 2014: Mandarina je opet postala metafora Hrvatske/Il mandarino è diventato di nuovo la metafora della Croazia.

26 Nov2014

CIBARSI DI PAROLE

Pane di grano arso, olio di oliva gustato con diversi tipi di pane, taralli, vino, olive, gelati, granite e dolci di mandorle, cappesante al sugo di carciofi, cicorie con la purea di fave servita in un cestino di pane fresco, e ancora lepre al tartufo, orecchiette fresche fatte a mano...non vado avanti per non farvi venire l'acquolina in bocca, scrive Slavenka Drakulić al ritorno da un suo recente viaggio in Puglia dove è stata ospite di un convegno internazionale. Questo angolo di terra ricco di prodotti e fantasia culinaria è Conversano, una cittadina medievale situata a 25 km a sud di Bari e a soli 7 km dal mare Adriatico. Le sue fondamenta risalgono all'età del ferro, racconta la Drakulić, le sue viuzze sono di pietra bianca e pura sulle quali si affacciano bei palazzi e chiese, ci sono numerosi monumenti e siti archeologici nelle vicinanze...Insomma un luogo ricco di cibo di qualità e di cultura in cui i visitatori capitano sempre meno per caso e sempre più intenzionalmente.      

A Conversano tutto ricorda la Dalmazia, scrive la Drakulić: il clima, la vegetazione, i cibi, gli usi e i costumi, eppure sull'altra costa manca sempre qualcosa che la renda più appetibile agli occhi degli altri, constata l'autrice dell'articolo apparso sul quotidiano Jutarnji list il 31 ottobre. Sarà forse la mancanza di fantasia o qualcos'altro? Dove sono finite le fave, le cicorie, le mandorle e le lepri? Pure in Dalmazia ci sono tutti questi alimenti che però raramente troverete nei ristoranti e per lo più non a buon prezzo, commenta la Drakulić.  

Leggendo il suo appunto di viaggio, mi chiedo in effetti che fine hanno fatto le fave secche? Perchè non si trovano pure in Dalmazia? Secondo Živko Skračić, autore di un curioso libro culinario, Pane al pane vino al vino, i dalmati amano così tanto le fave da non lasciar nemmeno crescere i chicchi dentro i gusci. Le mangiano cotte con le bietole e condite con l'olio di oliva ancora prima di poterne ricavare i chicchi. Una delizia per i palati più esigenti, un'ossessione gastronomica. Per non parlare dei carciofi. E le mandorle? Ricche di carboidrati e oli, una volta costituivano il pasto completo di chi passava giornate intere a lavorare nei campi. Una volta, appunto, e oggi?  

Slavenka Drakulić è una nota scrittrice e giornalista croata, autrice di numerosi libri tradotti in lingua italiana.

Živko Skračić è un agronomo spalatino, autore del libro Bobu bob. Gurmanski herbarij/Pane al pane, vino al vino. Un erbolario dalmata, tradotto in tedesco con il titolo Artischockenherz und Mandelkern: Ein mediteranes Herbarium. I due capitoli di questo libro dedicati al té e al caffè sono stati tradotti in italiano da Estera Miočić e pubblicati nel numero 114 di Lettera Internazionale. Per leggere la traduzione cliccare sul seguente link: Skracic_114

11 Nov2014

DORA MAAR E PICASSO

È il tema del nuovo romanzo di Slavenka Drakulić con al centro l’autoritratto di Dora Maar, musa e amante di Pablo Picasso. Finora sono state scritte diverse importanti biografie sulla celebre coppia di artisti, alcune delle quali anche tradotte in italiano, ma a quanto pare nessun romanzo incentrato su questa intrigante e al tempo stesso traumatica storia d’amore. Il romanzo della Drakulić è quindi un contributo interessante e piuttosto singolare nel panorama letterario internazionale in quanto cerca di ricostruire, attraverso la voce stessa della protagonista, il dramma interiore di Dora Maar negli anni successivi alla traumatica separazione e all’allontanamento dal grande artista. Il romanzo prende spunto dal dipinto di Pablo Picasso, Dora e il Minotauro, un’opera realizzata nel 1936 che fa emergere il complesso e ambiguo rapporto tra i due artisti.
Dopo Frida Kahlo, un’altra figura di artista impegnata, ma travagliata nella vita privata e pubblica, sembra trovare nella Drakulić un terreno fertile e una sensibilità capace di insinuarsi negli angoli più oscuri e nascosti dell’universo femminile. Il romanzo è stato già completato ed è prossimo alla pubblicazione presso la casa editrice Fraktura di Zagabria. Con questo libro della Drakulić, Dora Maar, ovvero Henriette Theodora Markovitch (Parigi 1907 - 1997), rientrerà simbolicamente in Croazia, il paese da cui in parte trae origine per via del padre, Joseph Markovitch, nato a Sisak nel 1874 e morto a Parigi nel 1973. Si vorrebbe far coincidere l’uscita di questo promettente romanzo con l’inaugurazione del Festival della Francia in Croazia, Rendez-vous, che si svolgerà da maggio a settembre del 2015 e in occasione del quale si prevede una breve presentazione dell’opera.

Slavenka Drakulić è una delle più note scrittrici e giornaliste croate, autrice di numerosi libri tradotti in lingua italiana, l’ultimo dei quali Il letto di Frida, Elliot edizioni, Roma. 

 

11 Nov2014

DONNE: I PARADOSSI DELLA STORIA

Secondo i dati del world economic forum la Croazia è uno dei paesi in cui negli ultimi dieci anni è regredita notevolmente l’uguaglianza tra i sessi, riferisce Jurica Pavičić nella sua rubrica settimanale sul più importante quotidiano croato Jutarnji List (edizione del 31 ottobre 2014). Nell’area ex-jugoslava siamo al livello della Macedonia, molto indietro rispetto alla Slovenia e alla Serbia. Consola poco il fatto che le donne croate siano avanti rispetto a quelle italiane e arabe. Il dato, secondo Pavičić, è ancora più sconvolgente in quanto la Croazia nella sua recente storia non ha dovuto combattere contro il patriarcato come invece è stato il caso di alcuni paesi extra-europei e capitalisti. Le donne croate erano emancipate già da molto tempo, basti ricordare tutta una serie di illustri scienziate e letterate dalla fine dell’Ottocento ad oggi, l’altissimo tasso di occupazione femminile all’epoca socialista. A quest’ultimo fatto aveva contribuito in maniera considerevole l’industrializzazione jugoslava negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso che puntava a ridurre lo squilibrio sociale ed economico tra gli uomini e le donne. Ora quell’economia industriale con un tessuto di fabbriche sostenute dal lavoro femminile non c’è più: è stata spazzata via dalla transizione e sostituita da un’economia di servizi a basso costo che nel sud del paese, in Dalmazia, si traduce nella monocultura del turismo. Più che gli uomini, impiegati nell’industria cantieristica ed estrattiva che resiste a stento, le protagoniste di questa nuova economia a basso costo sembrano essere soprattutto le donne, madri e figlie. Non solo il capitalismo e la crisi economica hanno fatto la loro parte, ma vi è stato anche il ruolo della chiesa cattolica con il suo insistere sulla famiglia tradizionale, conclude Pavičić, chiedendosi se questa nuova economia sia il principio di una nuova emancipazione femminile o semplicemente uno sfruttamento senza precedenti.  

Jurica Pavičić è uno dei giornalisti più influenti della Croazia, autore dei libri Il collezionista di serpenti e Cappuccetto rosso tradotti in italiano da Estera Miočić e pubblicati da Salento Books.

01 Nov2014

KINO BALKAN

Il vecchio si ammalò giovane, e allora quelli del cementificio gli diedero un lavoro nel cinema della fabbrica. Il cinema si chiamava Kino Balkan. È chiuso ormai da molto tempo.
Staccava i biglietti, attaccava le locandine, trasportava le pellicole cinematografiche e proiettava film con zio Braco. Furono anni meravigliosi per i suoi figli, gli ultimi anni di quel cinema, poco prima della guerra: tre volte a settimana. Dopo la matinée rimanevo seduta con il brusio del proiettore nella saletta, sfogliavo i cataloghi dei film che sarebbero stati proietatti o leggevo di quelli che non lo sarebbero mai stati.  
Finito lo spettacolo uscivamo nella notte piena di stelle ficcate nella camicia nera dello sceriffo celeste, nella giustizia al di sopra dei capannoni tubolari e panciuti con le ciminiere biancorosse simili a lollipop, e camminavamo sul tappeto di polvere da cemento che si stendeva fino al lungomare e oltre, lontano nei fondali. Ricordo che in mezzo alla polvere giacevano piccole e grandi sfere di metallo che servivano per la macinazione della marna, e cuscinetti a sfere che usavamo per i nostri carretti.
Uscivamo dal vecchio Kino Balkan con il rumore delle sedie di legno che si chiudevano dietro di noi come se passassimo da un film all’altro.
Il tutto poi si concludeva con lo spugnoso e attutito suono della chiusura della grande porta del cinema, quando mio padre girava la chiave e la infilava in una tasca interna, come fosse un custode di segreti.
In seguito zio Braco aprì la videoteca Braco & co dove mio padre fino alla fine della sua breve vita fece da co e lavorò al banco.
Una volta gli chiesi se avremmo avuto una nostra videoteca.
“Come si chiamerà?” insistevo spingendo la mia mano nella sua.
“Almeria”, disse disegnando con la mano una scritta invisibile e strizzò l’occhio.
In quegli anni la mia eccitazione veniva da un altro mondo e continuava in questo, altrettanto eccitante.
Una vita lungometraggio, un film che dura tutta la vita in cui i protagonisti migliori vivono tanto quanto basta per recitare un episodio, per piacerti.

Nel sogno vedo mio padre tossire, come faceva veramente. I suoi polmoni sono ricoperti di peletti argentati di amianto. Vedo tutto quello che è importante vedere,  solo che è difficile ripeterlo da svegli.  
“Ehi, come mai sei qui?” gli domando in quel sogno in cui compare accompagnato da un uccello.
Lui sorride, sposta le dita dietro le spalle, strizza l’occhio e dice: “Bang, bang!”
“Bang, bang”, ripete il pappagallo sulle sue spalle. “Bang, bang”.

Brano tratto dal romanzo Adio Kauboju/Addio Cowboy di Olja Savičević Ivančević (inedito in Italia), traduzione di Estera Miočić.
Il libro è stato già pubblicato da Istros Book (Regno Unito), da Baile del Sol (Spagna) e da Voland & Quist (Germania).

01 Nov2014

DALLA MUSICA AL FILM

Così si potrebbe definire il percorso del racconto di Jurica Pavičić Pattuglia sulla strada pubblicato da Besa nel 2012 all’interno del volume Il collezionista di serpenti. Ispirata alla canzone di Springsten, Highway Patrolman, la storia di due fratelli che si innamorano della stessa donna ora sta per essere trasformata in un telefilm. Il produttore dello sceneggiato è Kinorama, società di produzione e servizi cinematografici di Zagabria, che ha al proprio attivo decine di film realizzati in collaborazione con i più interessanti e rinomati registi della nuova cinematografia croata. Il telefilm, scritto dallo stesso Pavičić e diretto dal regista Zvonimir Jurić, sarà trasmesso dalla televisione pubblica croata (HRTV) nel 2015/16. Pattuglia sulla strada non è comunque il primo film del quale Pavičić firma la sceneggiatura. Nel 2003 ha scritto la sceneggiatura di Testimoni, un lungometraggio sulla guerra degli anni Novanta, tratto dal suo thriller d’esordio, Pecore di gesso, ancora inedito in Italia. All’epoca l’equipe vincente fu diretta da Vinko Brešan, l’acclamato regista croato della divertentissima commedia Padre Vostro, in distribuzione nelle sale cinematografiche italiane dalla primavera del 2014. Girato diversi anni dopo l’uscita del romanzo, Testimoni fu accolto con successo dalla critica e dal pubblico guadagnandosi importanti riconoscimenti e premi internazionali tra cui il Peace Film Award del Festival internazionale di Berlino, il Philip Morris Award del Festival di Karlovy Vary, e In the Spirit of Freedom Award del Festival internazionale di Gerusalemme, solo per citarne alcuni.
Il nuovo coinvolgimento di Pavičić nel cinema è solo un’ulteriore conferma della versatilità di questo autore nella cui emozionante scrittura letteraria la critica e i registi hanno sempre riconosciuto una narrazione facilmente trasportabile al cinema e al suo mezzo espressivo.  Al momento vi sono diversi editori in Croazia interessati alla pubblicazione del suo prossimo thriller, incentrato di nuovo sui conflittuali rapporti familiari. Ma Pavičić non si sbilancia ancora al riguardo: si vedrà, dice, ora mi preme portare a termine la sceneggiatura del film, al romanzo ci penserò nella primavera del 2015. Il libro che ora gli piacerebbe vedere pubblicato in Italia, e a cui è molto affezionato, è la raccolta di racconti Brod u dvorištu/Una barca nel cortile, edito in Croazia da VBZ nel 2013 e parzialmente tradotto in formato e-book dalla casa editrice tedesca Schruf & Stipetic. Abbiamo scelto di riunire tre racconti di due volumi diversi in quanto collegati  dallo stesso tema della famiglia, dice Dagmar Schruf, l’agente e lettrice tedesca che nel 2001 fece pubblicare presso la casa editrice Verlagshaus No.8 il primo romanzo di Pavičić Pecore di gesso/Nachtbus nach Triest. Lo stesso anno il libro fu giudicato dalla rivista svizzera Facts il terzo miglior thriller edito nell’area di lingua tedesca.

Per ulteriori informazioni sull’autore e sui suoi rapporti letterari con l’Italia leggere le notizie di libar.it o cliccare sul link: http://www.festivaletteratura.it/news.php?azione=dettaglio&id=1983

24 Ott2014

CULTURA CONTRO CONFLITTO

Un tema recentemente discusso da Slavenka Drakulić in un’intervista a La Stampa di Torino è la questione della riconciliazione fra i popoli dell’ex-Jugoslavia. L’intervista è stata ispirata dai recenti tafferugli tra serbi e albanesi in occasione della partita di calcio fra le due nazionali a Belgrado. È solo una provocazione, dice la Drakulić, autrice di tre libri e centinaia di articoli sulla guerra dei Balcani negli anni Novanta. Una provocazione simile a quella manifestatasi nel lontano 1990 durante la partita fra Stella Rossa di Belgrado e Dinamo di Zagabria, scintilla che ha fatto esplodere un conflitto già preesistente che è costato la vita a decine di migliaia di persone. Il problema persiste perché non si è fatta chiarezza sul passato, spiega la scrittrice, e confida nell’educazione e nell’istruzione pubblica affinchè, ad esempio, nei manuali di storia non ci sia più un’impostazione troppo nazionalista.
La demonizzazione dell’altro è pericolosa, perché crea l’illusione che noi siamo migliori e ci autorizza a commettere il male, afferma la Drakulić in un’altra intervista al Kleine Zeitung di Vienna. Tutti siamo potenzialmente omicidi, sostiene la scrittrice. Durante il processo per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia al Tribunale internazionale dell’Aja, del quale la Drakulić si è occupata nel libro Loro non ucciderebbero neanche una mosca (inedito in Italia) , è emerso che solo il 5 % degli imputati erano criminali o persone con problemi psichici. Tutti gli altri erano cittadini del tutto normali, come possono essere i nostri vicini di casa.

Riflettendo sulle parole della Drakulić, credo che forse il centenario dello scoppio della prima guerra mondiale possa servire proprio a questo: a migliorare la consapevolezza del nostro rapporto con il bene e il male. Molti si stanno impegnando in questa direzione, come ad esempio l’editore trentino Keller che lo scorso fine settimana al Lago di Garda all’interno del progetto Confini 1914 - 1918/2014 - 2018 ha proposto letture di libri sul tema della guerra. Per ulteriori informazioni cliccare sul link: http://www.museoaltogarda.it/it/attivita/eventi/events/event/123

23 Ott2014

SERVE IMPEGNO CIVILE

Il 21 ottobre la trasmissione televisiva “Terzo tempo” della TV nazionale croata (HRT) ha ospitato Slavenka Drakulić sul tema dell’aborto. Autrice di Peccati mortali del femminismo (inedito in Italia), la Drakulić segue con passione e impegno le questioni femminili sin dagli anni Settanta. La trasmissione è andata in onda nonostante l’assenza di altri invitati, tra cui il Ministro della salute e i dirigenti di uno dei nove ospedali pubblici in cui il personale medico pratica l’obiezione di coscienza. È un tema certamente scottante e scomodo, di cui nessuno si vuole occupare veramente, commenta la Drakulić. Il rifiuto di confrontarsi pubblicamente su un tema così importante denota non solo la sottovalutazione dei media, ma soprattutto l’assenza di una vera democrazia e dibattito pubblico. Gli esperti discutono con i legislatori, escludendo la cittadinanza, cioè gli stessi contribuenti, a cui viene negato il servizio pubblico che spetta loro per legge. Non mi preoccupano tanto i medici, quanto le donne, il loro silenzio, la mancanza di reazione, continua la Drakulić. Eravamo forse più avanti prima? domanda la giornalista dopo aver mostrato un filmato sulla pianificazione della famiglia, girato nella Jugoslavia comunista nel 1971. Forse sì, risponde la Drakulić, se prima spettava ai medici informare le donne sui sistemi contraccettivi oggi questa assistenza si presenta molto più difficile. A questa regressione sociale dagli anni Novanta in poi hanno contribuito non solo la Chiesa cattolica e uno Stato nazionalista con una politica di incentivazione delle nascite, spiega la Drakulić, ma anche il retaggio di una mentalità socialista che si riflette in una scarsa propensione degli individui ad assumersi la responsabilità per la propria vita, senza aspettare che qualcun altro ci risolva i problemi. Ciò che ancora manca in Croazia è una democrazia partecipativa, afferma la scrittrice, un processo doloroso e difficile, ma necessario se non vogliamo vedere la nostra dignità e i nostri diritti negati. Per visualizzare la trasmissione televisiva cliccare sul link: http://www.hrt.hr/enz/treca-runda/259750/

13 Ott2014

DALLA BUCHMESSE

Quattro giorni intensissimi tra Bockenheim, il quartiere in cui abitualmente soggiorno ancora dall’epoca dei corsi di tedesco, e la zona fieristica. Anche questa volta oltre a tanti incontri previsti se ne verificano alcuni inattesi che riservano un’energia e una carica speciale ai miei soggiorni francofortesi. Kašmir Hueseinović e Andrea Petrlik autori e illustratori di libri per bambini mi trascinano al loro stand facendomi scoprire un mondo di storie, figure e colori fantastici. Dalla fine degli anni Novanta i loro libri hanno conosciuto una diffusione globale, sono continuamente richiesti e letti in Estremo Oriente dai bambini cinesi e giapponesi, ma anche da quelli più vicini a noi. Kašmir e Andrea si amano e amano il loro lavoro ed è difficile rimanere indifferenti e non farsi coinvolgere dal loro mondo. Sono affezionatissimi amici del Children’s Book Fair di Bologna che nel 2015 sarà all’insegna della Croazia quale paese ospite. Ancora piacevoli e stimolanti conversazioni con Frank Berberich ed Esther Gallodoro allo stand di Lettre International, un crocevia di volti internazionali interessantissimi: poeti, scrittori, traduttori, artisti, editori, giornalisti. Nello spazio dedicato agli editori mi confronto con Francesca Varotto, Loretta Santini, Roberto Keller, Arlinda Hori Dudaj, Seid e Sibila Serdarević, Adriana Piteša, Dagmar Schruf, Blanka Stipetić, Ivan Sršen, Alida Bremer. Al rientro in Italia penso già alla prossima occasione di incontro con le mie amiche Claudia Büches e Monika Burkart che non hanno niente a che fare con i libri, ma che rendono i miei soggiorni a Francoforte sempre piacevoli e accoglienti.

13 Ott2014

TABERNAKUL

In Germania sta per uscire in formato e-book una breve raccolta di racconti di Jurica Pavičić. Si tratta di una selezione di tre racconti Tabernacolo, Sorelle e Secondo piano cielo pubblicati originariamente in due diverse raccolte: Il collezionista di serpenti (titolo originale Patrola na cesti, edito in Italia da Besa nel 2012) e Brod u dvorištu/Una barca nel cortile, quest’ultima ancora inedita in Italia. Il filo conduttore è la casa intorno alla quale ruotano difficili rapporti familiari. Ecco come la casa editrice Schruf & Stipetić presenta sul proprio sito il contenuto dei tre racconti: 

Dopo decenni di attesa, Niko vuole finalmente far fruttare al meglio la casa di famiglia affittandola a turisti. Ma una delle stanze è chiusa e della chiave non vi è alcuna traccia.

Al ritorno dall’America il nonno costruì una casa su un promontorio per starsene finalmente in pace, lontano da tutti e tutto. Margita è affezionata alla casa piena di ricordi, mentre sua sorella vorrebbe venderla perché ha urgente bisogno di soldi.

Il padre di Ivanka aspira a farsi una casa con vista sul mare e un piano per ciascuno dei suoi figli. Il sogno del patriarca terminerà in un mostruoso edificio mai finito e fatiscente. 

Nelle case raccontate da Pavičić succede l’opposto di quanto previsto. I segreti, le speranze e i ricordi che esse racchiudono, emergono con forza, distruggono i sogni, trasformano gli uomini, sconvolgono le vite.

25 Set2014

SKOPJE IN DELIRIO

Il post-comunismo nella sala degli specchi o la cancellazione della modernità è il titolo del reportage di Jurica Pavičić pubblicato sulla rivista tedesca Lettre international, numero 105. Edito originariamente in croato e in inglese dalla rivista di architettura Oris (numero 85), il testo analizza il complesso rapporto tra ideologia e architettura nel contesto delle società post-comuniste dell'Europa orientale. Per ricevere il testo in lingua italiana scrivere a libar.it.

25 Set2014

FLIRTARE CON UNO SCONOSCIUTO

In questo saggio, pubblicato in inglese da Eurozine,  Slavenka Drakulić indaga sulla testimonianza letteraria dell’invecchiamento femminile. Pur essendo l’invecchiamento un processo inevitabile per tutti, sembra che le donne nei loro scritti evitino di affrontare l’argomento direttamente, ricorrendo spesso alla demenza quale metafora per l’invecchiamento. È davvero così e se sì quali possono essere le motivazioni all’origine di questo atteggiamento? Per leggere un brano del testo in italiano cliccare qui.

09 Set2014

TRADURRE LETTERATURA SE NE PARLA A LECTOR IN FABULA, IN PUGLIA

Dall’11 al 14 settembre a Conversano, nella provincia di Bari, si terrà la decima edizione del Festival Lector in Fabula. Una parte del programma incentrato sul rapporto tra privato, pubblico e comune sarà dedicato ai workshop sulla traduzione letteraria. Per ulteriori informazioni sui singoli incontri organizzati in collaborazione con la Casa delle traduzioni di Roma si invita a consultare il link:  http://www.lectorinfabula.eu/workshop.html

08 Set2014

SPALATO – BARI, L’ADRIATICO AL FESTIVALETTERATURA A MANTOVA

Due volti dell’Adriatico, due sensibilità diverse unite dall’essere Sud è il tema dell’incontro Spalato-Bari a cui venerdì 5 settembre al Festival di Mantova hanno partecipato il giornalista e scrittore dalmata Jurica Pavičić e lo scrittore pugliese Mario Desiati. Libar.it  invita a leggere l’articolo sull’incontro di Christian Elia pubblicato sul blog Q CODE domenica 7 settembre: http://www.qcodemag.it/2014/09/07/spalato-bari/

02 Set2014

Jurica Pavičić ospite a Mantova

Jurica Pavičić sarà ospite del prossimo Festivaletteratura di Mantova in programma dal 3 al 7 settembre.

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31 Ago2014

IL LETTO DI FRIDA

Frida Kahlo, la celebre pittrice messicana, non è solo protagonista della prossima mostra al Palazzo Ducale di Genova, ma anche del romanzo di Slavenka Drakulić, Il letto di Frida, edito recentemente dalla Casa editrice Elliot. Il libro, già pubblicato nel 2011 da La Tartaruga nella traduzione di Elvira Mujčić, è stato un best-seller in Croazia. Per un approfondimento sul libro si può consultare il seguente sito web: http://www.elliotedizioni.com/tag/frida-kahlo/

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